fbpx Tre satelliti per i poli | Page 24 | Scienza in rete

Tre satelliti per i poli

Read time: 2 mins

Mappata per la prima volta una lastra di ghiaccio in movimento nell’Antartide. Grazie a miliardi di dati acquisiti dai satelliti di ESA (European Space Agency), CSA (Canadian Space Agency) e JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency), è infatti oggi possibile monitorare anche le aree che, a causa della limitata apertura visiva di alcuni strumenti, non erano state finora osservate.

Una scoperta importante per la glaciologia, grazie alla quale è possibile ottenere nuove e più dettagliate informazioni circa i movimenti dei grandi ghiacciai e dei loro affluenti, veri e propri fiumi di ghiaccio che si spostano verso l’oceano per migliaia di chilometri. Dati esclusivi in grado di accrescere le conoscenze circa le dinamiche di innalzamento dei mari e il delicato rapporto tra regioni polari e clima.  

Envisat, Radarsat e ALOS: questi i nomi dei tre satelliti coinvolti, i cui dati hanno portato all’individuazione di una dorsale che divide i 14 milioni di chilometri quadrati di terraferma da est a ovest nonché di formazioni di ghiaccio in movimento, alla velocità di 250 metri all’anno.

Anche l’Artico sotto l’occhio vigile dei satelliti ESA: Envisat, CryoSate e SMOS, in grado di acquisire le immagini anche attraverso nubi e in assenza di luce solare, osservano costantemente il Mar Glaciale, rilevando preziose informazioni circa la formazione e lo scioglimento di vaste quantità di ghiaccio galleggianti.

Le ultime misurazioni effettuate da satellite portano all’ipotesi che quest’anno la copertura glaciale nell’Artico sarà al di sotto della media e che il Passaggio a Nord Ovest (la rotta che va dall'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico attraverso l'arcipelago artico del Canada) si aprirà come accadde nel 2007. Diverse le condizioni meteorologiche attuali rispetto a quattro anni fa ma l’alta probabilità che tale passaggio potrebbe nuovamente essere agibile è segnale prodromico di una più scarsa copertura di ghiacci nella regione.

Autori: 
Ambiente

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.