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Il bosone a portata di mano

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Secondo il Direttore del laboratorio del CERN presso Ginevra il fatidico momento della scoperta della “particella di Dio” sarebbe ormai prossimo ed entro un anno sapremo se davvero esiste oppure no.

La dichiarazione, rilasciata da Rolf Heuer (Direttore generale del CERN) a margine della Conferenza internazionale sulla fisica delle alte energie (HEP 2011) tenutasi nei giorni scorsi a Ginevra, conferma dunque le ottimistiche previsioni manifestate da Sergio Bertolucci (Director for Research and Scientific Computing presso il CERN). Tra i dati raccolti grazie agli esperimenti del LHC sono emerse alcune situazioni anomale a energie intorno ai 140 GeV, ma per il momento si è sempre parlato di un “eccesso di eventi” rispetto alla media statistica.

Si tratta dunque di capire se la fiducia mostrata da Heuer sia effettivamente fondata su dati oggettivi – magari risultati non ancora diffusi perché ancora non convincono del tutto i ricercatori – oppure, volendo fare i maligni, sia una abile mossa per mettersi al riparo da eventuali sforbiciate ai bilanci dettate dalla crisi attuale. Per togliere ogni dubbio, in fondo, non è che si debba attendere molto. Secondo Heuer, infatti, entro la fine del 2012 saremo in grado di sapere con certezza se il bosone di Higgs, l'unica particella del Modello Standard non ancora verificata sperimentalmente, esiste davvero oppure se i fisici si dovranno inventare qualcosa di nuovo.

adn.com - NatureNews - CERN

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vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.