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Il bosone a portata di mano

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Secondo il Direttore del laboratorio del CERN presso Ginevra il fatidico momento della scoperta della “particella di Dio” sarebbe ormai prossimo ed entro un anno sapremo se davvero esiste oppure no.

La dichiarazione, rilasciata da Rolf Heuer (Direttore generale del CERN) a margine della Conferenza internazionale sulla fisica delle alte energie (HEP 2011) tenutasi nei giorni scorsi a Ginevra, conferma dunque le ottimistiche previsioni manifestate da Sergio Bertolucci (Director for Research and Scientific Computing presso il CERN). Tra i dati raccolti grazie agli esperimenti del LHC sono emerse alcune situazioni anomale a energie intorno ai 140 GeV, ma per il momento si è sempre parlato di un “eccesso di eventi” rispetto alla media statistica.

Si tratta dunque di capire se la fiducia mostrata da Heuer sia effettivamente fondata su dati oggettivi – magari risultati non ancora diffusi perché ancora non convincono del tutto i ricercatori – oppure, volendo fare i maligni, sia una abile mossa per mettersi al riparo da eventuali sforbiciate ai bilanci dettate dalla crisi attuale. Per togliere ogni dubbio, in fondo, non è che si debba attendere molto. Secondo Heuer, infatti, entro la fine del 2012 saremo in grado di sapere con certezza se il bosone di Higgs, l'unica particella del Modello Standard non ancora verificata sperimentalmente, esiste davvero oppure se i fisici si dovranno inventare qualcosa di nuovo.

adn.com - NatureNews - CERN

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I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.