fbpx Il bosone di Higgs a portata di mano | Page 4 | Scienza in rete

Il bosone di Higgs a portata di mano

Read time: 1 min

Secondo il Direttore del laboratorio del CERN presso Ginevra il fatidico momento della scoperta della “particella di Dio” sarebbe ormai prossimo ed entro un anno sapremo se davvero esiste oppure no.

La dichiarazione, rilasciata da Rolf Heuer (Direttore generale del CERN) a margine della Conferenza internazionale sulla fisica delle alte energie (HEP 2011) tenutasi nei giorni scorsi a Ginevra, conferma dunque le ottimistiche previsioni manifestate da Sergio Bertolucci (Director for Research and Scientific Computing presso il CERN). Tra i dati raccolti grazie agli esperimenti del LHC sono emerse alcune situazioni anomale a energie intorno ai 140 GeV, ma per il momento si è sempre parlato di un “eccesso di eventi” rispetto alla media statistica.

Si tratta dunque di capire se la fiducia mostrata da Heuer sia effettivamente fondata su dati oggettivi – magari risultati non ancora diffusi perché ancora non convincono del tutto i ricercatori – oppure, volendo fare i maligni, sia una abile mossa per mettersi al riparo da eventuali sforbiciate ai bilanci dettate dalla crisi attuale. Per togliere ogni dubbio, in fondo, non è che si debba attendere molto. Secondo Heuer, infatti, entro la fine del 2012 saremo in grado di sapere con certezza se il bosone di Higgs, l'unica particella del Modello Standard non ancora verificata sperimentalmente, esiste davvero oppure se i fisici si dovranno inventare qualcosa di nuovo.

adn.com - NatureNews - CERN

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Ricerca pubblica e lavoro precario: il nodo irrisolto del CNR

puzzle incompleto con simboli scientifici

Il precariato nella ricerca pubblica, particolarmente al CNR, mina la competitività scientifica italiana. Ed è un problema che persiste nonostante la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici e le misure introdotte dalle leggi di bilancio 2024 e 2025. Il sistema di ricerca italiano, sottofinanziato e strutturalmente fragile, rischia di perdere il suo capitale umano, essenziale per garantire un futuro competitivo in Europa.

Immagine di copertina creata con ChatGPT

Negli ultimi mesi il precariato nella ricerca pubblica è tornato al centro del dibattito politico grazie alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Una mobilitazione che mette in luce la fragilità strutturale del sistema della ricerca italiana, cronicamente sottofinanziato e incapace di garantire percorsi di stabilizzazione adeguati a chi da anni ne sostiene il funzionamento quotidiano.