È stato regolarmente lanciato alle 4:31 ora italiana, con un vettore Zenit-2, dalla base russa di Baikonur in Kazakistan il satellite per radioastronomia, RadioAstron, il più grande mai messo in orbita, un progetto internazionale a cui partecipa anche l’INAF con l’Istituto di Radioastronomia di Bologna. Ad annunciare il successo del lancio a Media INAF è Gabriele Giovannini, che rappresenta l’INAF-IRA nel comitato scientifico del satellite. “C’è grande euforia – ci dice da Baikonur – e soddisfazione. I russi sono giustamente orgogliosi ma anche molto contenti per le numerose presenze internazionali”. “Ora – continua Giovannini – c’è grande attesa per i risultati scientifici. Le stesse autorità russe hanno sottolineato il grande valore scientifico di questo satellite”. Il progetto RadioAstron, infatti, nato da una collaborazione internazionale guidata dall’Astro Space Center (ASC) of Lebedev Physical Institute of Russian Academy of Sciences (RAS) in collaborazione con altri instituti della RAS e della Federal Space Agency (FSA), consiste nella messa in orbita di un satellite con una antenna radio del diametro di 10 metri in grado di effettuare osservazioni VLBI a frequenze comprese tra 300 MHz e 25 GHz in collegamento con una rete di radio telescopi sulla superficie terrestre realizzando il cosidetto VLBI spaziale. Grazie all’orbita fortemente allungata del satellite che raggiungerà una distanza dalla terra di circa 350000 km (quasi pari alla distanza Terra-Luna), sarà quindi possibili raggiungere la risoluzione angolare di circa 10 microarcsecondi (0.01 millesimi di secondo d’arco). Questa particolare condizione ci permetterà di studiare una grande varietà di oggetti astronomici con un dettaglio ed una precisione mai ottenuta in precedenza.
Il contributo italiano alla missione è iniziato da tempo. In particolare le antenne di Medicina e Noto hanno già partecipato con successo a due esperimenti per test sugli strumenti, che poi sono stati installati sul satellite russo, e della catena di correlazione. Inoltre per i primi di Agosto è stato previsto un esperimento che coinvolge il VLBA (USA) e l’antenna di Medicina per la selezione di sorgenti da usare per calibrare l’antenna spaziale. “E, non appena operativo, prenderà parte alle osservazioni anche SRT, il Sardinia Radiotelescope”, aggiunge Luigina Feretti, direttore dll’INAF-IRA di Bologna, “permettendo così, grazie alla sua grande superficie, di migliorare ulteriormente la sensibilità”. Dal punto di vista scientifico poi, ricercatori dell’Istituto di Radioastronomia dell’IRA sono stati coinvolti anche nella definizione del progetto RadioAstron. In particolare nel campo dello studio delle regioni centrali dei Nuclei Galattici Attivi e delle regioni più vicine al buco nero centrale. Studi preliminari di M87 e dei BL Lacs Markarian 421 e 501 sono tuttora in corso.
Infine è stato recentemente firmato un Memorandum of Understanding tra il Presidente dell’INAF, Tommaso Maccacaro, e il Presidente dell’Astro Space Center del Lebedev Physical Institute, Nikolai Kardashev, per attività scientifiche congiunte in relazione alla missione di VLBI Spaziale RadioAstron e l’utilizzo delle antenne italiane.
Il gigante radio in volo
prossimo articolo
L’impatto di una colata detritica, istante per istante

Durante l’impatto di una colata detritica su un ostacolo la forza cambia nel tempo, riflettendo la coesistenza e l’evoluzione di una fase solida e di una fase fluida nelle diverse porzioni del flusso. Un nuovo modello computazionale sviluppato al Politecnico di Milano riesce a tenere conto di entrambe le fasi in modo agile, aprendo la strada a strumenti più efficaci per la gestione del rischio associato a questi fenomeni.Nell’immagine: la colata detritica che ha invaso la strada statale Alemagna nei pressi di San Vito di Cadore (Belluno) tra giungo e luglio 2025.
Un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ha messo a punto un modello computazionale più maneggevole di quelli disponibili finora capace di descrivere il comportamento delle colate detritiche, quelle frane in cui i comportamenti tipici di un solido coesistono con quelli tipici di un fluido. Il modello potrebbe essere usato per valutare l'impatto delle colate detritiche su strutture e infrastrutture esistenti e per progettare in modo più appropriato barriere per ridurre i loro effetti.