fbpx Immagazzinare calore del Sole | Scienza in rete

Immagazzinare calore del Sole

Read time: 1 min

Ricercatori del MIT hanno sviluppato un materiale basato su nanotubi di carbonio in grado di raccogliere e immagazzinare calore solare per renderlo disponibile quando necessario.

L'idea, da qualche anno nel mirino dei ricercatori del MIT, è quella di conservare l'energia termica in forma chimica e poterla così recuperare al momento del bisogno. Già lo scorso anno Jeffrey Grossman e altri quattro ricercatori del MIT avevano scoperto un materiale a base di rutenio in grado di garantire il processo, ma i costi erano proibitivi e il materiale non riusciva a sopportare se non qualche ciclo di ricarica. Ostacoli che ora sembra siano stati superati.

Grossman e il suo collaboratore Alexie Kolpak hanno infatti pubblicato su Nano Letters uno studio in cui annunciano la scoperta di un nuovo materiale realizzato con nanotubi di carbonio in combinazione con un composto chiamato azobenzene. I costi inferiori, la resistenza ai cicli di utilizzo e l'elevata densità di energia – paragonabile a quella delle batterie agli ioni di litio – lo rendono perfetto per l'accumulo del calore solare e la sua restituzione.

Il processo sfrutta la capacità del materiale, quando viene esposto alla luce solare, di modificare in modo stabile la propria struttura molecolare. Basta poi uno stimolo esterno, per esempio un catalizzatore o una piccola variazione di temperatura, per riportare il materiale alla condizione iniziale rilasciando il calore immagazzinato.

MIT

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Energia

prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.