fbpx Un lampo dall'universo | Scienza in rete

Un lampo dall'universo

Read time: 1 min

Claudio Elidoro

Annunciata la scoperta dell'oggetto celeste più lontano mai osservato finora: dista oltre 13 miliardi di anni luce, il che significa che la sua luce è partita quando l'universo aveva soltanto 600 milioni di anni o poco più. C'è una bella fetta di ricerca italiana in questa scoperta. Tanto per cominciare la sua individuazione è opera del satellite Swift, l'osservatorio orbitante realizzato per catturare quelle potentissime esplosioni di energia provenienti dalle profondità dello spazio che gli addetti ai lavori chiamano GRB (Gamma-ray burst). E Swift è un progetto internazionale al quale la ricerca italiana ha dato - e continua a dare - un apporto fondamentale.

Ma c'è di più. La prima conferma della distanza record di quel lampo acchiappato da Swift lo scorso 23 aprile (il cui nome in codice è GRB 090423) è venuta dalle osservazioni effettuate con il Telescopio Nazionale Galileo. E' grazie ai dati spettrali raccolti dal TNG e prontamente elaborati nel cuore della notte da uno staff italiano, infatti, che si è avuta la prima conferma dell'eccezionalità del lampo gamma.

Festeggiamo dunque per il record, ma non dimentichiamo che quel flash incredibilmente potente ci ha comunque portato la notizia di una immane catastrofe, la violenta esplosione che ha disintegrato una delle prime gigantesche stelle che si sono accese nell'universo.

Fonti: INAF, ESO

 

Astronomia

prossimo articolo

L’essenzialità dell’inutile

fogli accartocciati e lampadina accesa

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.

Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.