fbpx Neuroni da paura | Page 2 | Scienza in rete

Neuroni da paura

Read time: 1 min

Secondo un recente studio, le forti emozioni come la paura porterebbero a una maggiore produzione di neuroni e questo spiegherebbe come mai le esperienze più intensamente emotive sarebbero più d'ogni altra impresse nella nostra memoria.

Daniela Kaufer (UC Berkeley) e collaboratori hanno individuato come l'amigdala – la parte del cervello che gestisce l'aspetto emotivo negativo, principalmente la paura e l'ansia – è in grado di indurre l'ippocampo a una maggiore produzione di neuroni. L'ippocampo ha un ruolo chiave nella gestione della memoria e i nuovi neuroni prodotti in situazione di paura verrebbero destinati a immagazzinare proprio il ricordo di quella situazione negativa.

Lo studio, pubblicato su Molecular Psychiatry, si fonda sull'osservazione della produzione di nuovi neuroni in gruppi di topi dei quali una parte era stata privata dell'amigdala baso-laterale con un intervento chirurgico oppure attraverso una tecnica genica. Dopo aver sottoposto i topi a situazioni di forte paura, i ricercatori hanno notato come la produzione di nuovi neuroni in risposta a tali situazioni fosse molto più intensa nei topi non privati dell'amigdala.

Secondo i ricercatori, quei nuovi neuroni non avrebbero un ruolo solo nella formazione della memoria, ma sarebbero d'aiuto anche nella creazione di un contesto emozionale della memoria stessa.

UC Berkeley

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Ricostruire la musica perduta con l'analisi digitale: il caso Giovanni Battista Riccio

Uno spartito musicale immerso in acqua profonda

Un gruppo di ricerca dell’Università di Padova ha realizzato un progetto volto a ricostruire le parti perdute di alcuni brani dell’organista e compositore barocco Giovanni Battista Riccio. La ricostruzione segue tecniche basate sullo studio analitico delle partiture rimaste, e ha consentito di disseppellire dall’oblio musica perduta che nessuno poteva più eseguire. Così, grazie anche all’aiuto dell’analisi digitale della musica, è stata studiata, ricostruita e valorizzata l’opera completa del musicista, aggiungendo un tassello importante alle nostre conoscenze del primo periodo musicale barocco veneziano. Nell'immagine, un frame del video realizzato nel contesto del progetto.

Marina Toffetti è docente di Teorie musicali e di Analisi delle forme musicali e delle tecniche compositive all’Università di Padova, dove dirige da diversi anni un gruppo di ricerca che si dedica alla ricostruzione di partiture barocche: il gruppo ha fatto risorgere la musica di Giovanni Battista Riccio, compositore del primo Barocco veneziano.