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Come convivere (ancora per un po') con il fossile

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Come saranno gli scenari energetici italiani dopo l'archiviazione via referendum del nucleare? Partiamo dai dati. Nel 2010 in Italia il consumo totale di energia primaria è stato di 131,8 Mtep di cui circa il 90% di origine fossile (con il 5% di importazione e il 5% di rinnovabili, principalmente idroelettrico). Nei suoi obiettivi più ambiziosi il governo italiano prevede un contributo dalle fonti rinnovabili per il 20% nel 2020 (17,1% nel riscaldamento, 26,4% produzione elettrica e 10,1% trasporti). Si può anche sospettare non il massimo di buona volontà in questo obiettivo, ma ci sono aspetti strutturali che vanno considerati e in base ai quali nel medio periodo (20 anni) anche le previsioni più ottimistiche sull’ascesa della quota rinnovabile non possono discostarsi dal 20%.

L’energia rinnovabile, per la produzione di energia elettrica, ha caratteristiche strutturali, nelle tecnologie attualmente disponibili a livello industriale, che ne limitano lo sviluppo. Vediamole.

  1. L'energia rinnovabile da solare ed eolico non è, oggi, immagazzinabile; la domanda è molto variabile con differenze tra massimo e minimo dell’ordine del 50%; per questo si può prendere quello che si produce fino a percentuali limitate, assorbibili dal sistema: con percentuali elevate potrebbe produrre quando non c’è consumo e non essere disponibile quando c’è la domanda (ciò vale in particolare per l’eolico mentre per il fotovoltaico la produzione di energia non è immagazzinabile ma almeno è prevedibile).
  2. Il solare e l’eolico per la produzione elettrica sono molto costosi, circa 3-4 volte il costo dell’energia da fonti tradizionali, e il fatto che il produttore tragga un utile è solo dovuto agli incentivi che non sono altro, oggi, che tasse mascherate. Per arrivare a percentuali maggiori di contributo alla produzione, gli incentivi verrebbero a gravare in modo insostenibile su privati e aziende.
  3. L’energia idroelettrica è l’unica forma di energia rinnovabile oggi immagazzinabile (il solare a concentrazione sta maturando e potrà essere disponibile non prima di un decennio a scala industriale) e presenta un grande potenziale di miglioramento in quanto gli impianti produttivi risalgono a decenni fa: quanto è reso disponibile dalla tecnologia moderna (materiali, forme, elettronica) può incrementare notevolmente la produzione e renderla disponibile quando serve.
  4. Per la produzione di energia termica, invece, i pannelli solari costituiscono una fonte economica consolidata, che però richiede una elevata professionalità progettuale e artigianale per dare risultati significativi.

In base a queste considerazioni si ricava che passare dal 5 al 20% di rinnovabili entro il 2020 è già un obiettivo ambizioso, che ci costringerà comunque a convivere con il fossile ancora a lungo. Come si può fare allora a ridurne gli effetti indesiderati?

Incrementare l’efficienza degli impianti produttivi: abbiamo centrali termoelettriche vecchissime, superate tecnologicamente, per circa 7000 MW (non si capisce come il Ministero dell’Ambiente, che parla sempre di BAT “Best available technologies” cioè migliori tecnologie disponibili, ne tolleri l’esercizio). Questi producono con un’efficienza media del 32% mentre una centrale supercritica oggi produce con il 45% e, se si adotta il ciclo combinato, si arriva al 58%, cioè quasi metà degli inquinanti e del CO2 per la stessa produzione di kWh;

Ridurre la domanda di energia a parità di benessere, con una maggiore politica di risparmio: nell’edilizia le detrazioni fiscali del 2008 hanno riguardato meno dell’1% delle unità immobiliari e hanno consentito un risparmio corrispondente alla produzione di una centrale come quella della città di Genova. Le case italiane (e soprattutto gli edifici pubblici) consumano almeno 10 volte quello che la tecnologia di oggi e semplici interventi realizzabili da un’infinità di imprese e di artigiani consentirebbero di evitare. Nell’industria il tempo di ritorno previsto per gli investimenti è molto ridotto (circa 3 anni), a causa di ciò molti investimenti di risparmio energetico non vengono effettuati; un incentivo mirato potrebbe rendere realizzabili numerosi interventi di risparmio energetico, oggi rinviati.

Impiegare materiali meno inquinanti: il gas naturale ha strutturalmente una combustione con meno prodotti inquinanti, per cui dovrebbe essere usato ovunque sia impossibile usare sistemi di abbattimento degli inquinanti (es. trasporti, consumi domestici, riscaldamento nell’edilizia). Il carbone è da scartare dal punto di vista ambientale (ha una produzione di inquinanti molto maggiore degli altri combustibili e per il CO2 arriva addirittura al doppio). A favore del carbone c’è solo l’argomento strategico di aumentare le alternative di approvvigionamento per la scarsa affidabilità dei fornitori di gas naturale all’Italia (e per la insufficiente disponibilità di impianti di gassificazione del gas liquido). Va anche considerato che il carbone è la fonte di combustibile in maggiore sviluppo al mondo (la Cina da sola produce 3 miliardi di tonnellate). Ciò che va comunque sostenuto è che le centrali a carbone - laddove si rivelino necessarie per una transizione verso forme di energia più pulita - siano collocate lontano da siti urbani o di grande valore paesistico.


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