Nelle persone in coma si può capire se c’è un livello anche minimo di coscienza o se il loro è un vero e proprio stato vegetativo. Lo ha dimostrato un gruppo di ricerca internazionale a cui ha partecipato anche Marcello Massimini, del Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Milano, con uno studio pubblicato in questi giorni su Science. Sottoponendo questi ammalati a un forte stimolo, per esempio un tono acustico diverso in una sequenza di toni omogenei, quelli ancora in grado di manifestare, seppur in modo sporadico e incostante, la presenza di un qualche livello di coscienza rispondono come i sani: a una prima un’onda di attivazione neurale che procede, dal basso verso l’alto, dalle aree corticali sensoriali primarie del lobo temporale verso le aree associative frontali, ne segue un’altra in direzione opposta, per questo detta top-down. Lo studio dimostra che questa seconda onda di rientro, dalle aree frontali associative a quelle sensoriali, manca invece nei pazienti in cui la diagnosi di stato vegetativo è assodata. Dal punto di vista teorico, la ricerca conferma che la coscienza dipende dalla capacità di diverse aree cerebrali di influenzarsi reciprocamente in maniera dinamica; da quello pratico, se i suoi risultati saranno confermati, potrà offrire un nuovo strumento per la valutazione di questi pazienti.
Un barlume di coscienza si vede
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Immagine satellitare dell'area interessata dall'alluvione, da USGS EarthExplorer, https://earthexplorer.usgs.gov/
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