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Cercasi antidoto disperatamente

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Pensando ad attacchi terroristici più che a incidenti alle centrali nucleari, il governo degli Stati Uniti negli ultimi anni ha stanziato più di 500 milioni di dollari per finanziare la ricerca sulla prevenzione e la cura della sindrome acuta da radiazioni, contro cui, allo stato attuale dell'arte, non esistono cure efficaci. Diverse aziende di biotecnologie, secondo un articolo appena pubblicato sul sito di Nature hanno allo studio vari approcci, a base di sostanze che aumentino la sopravvivenza delle cellule colpite, per esempio inibendone l'apoptosi, oppure trattamenti cellulari che cercano di sostituire quelle danneggiate iniettandone di nuove. Oltre ai ricchi finanziamenti per la ricerca, queste possibili terapie usufruiscono di scorciatoie nelle procedure di approvazione, indispensabili per motivi etici: la loro sicurezza infatti può, ed è stata studiata sugli esseri umani, ma la loro efficacia non si può verificare perché una sindrome acuta da radiazioni ovviamente non si può indurre sperimentalmente nei volontari.

Nuclear leak reinforces need for drugs to combat radiation. Nature blog, marzo 2011.

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Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

elaborazione grafica con foto di Thomas Morgan e Drosophila

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.

La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.