fbpx Basterà una lacrima? | Page 3 | Scienza in rete

Basterà una lacrima?

Read time: 2 mins

Dall'Arizona arriva un nuovo dispositivo in grado di aiutare i pazienti diabetici a monitorare i livelli di glucosio nel sangue. Grazie a questo strumento le concentrazioni di glucosio nel sangue potranno essere stimate attraverso un semplice contatto con gli occhi. A svilupparlo sono stati gli ingegneri della Arizona State University e i medici della Mayo Clinic.

Il nuovo dispositivo prevede che il campione in cui misurare i livelli di glucosio sia il liquido lacrimale e non il sangue. Pertanto il paziente deve solo raccogliere una goccia di liquido lacrimale. Secondo i ricercatori, valutare i livelli di glucosio nelle lacrime consente di apprezzare le sue concentrazioni nel sangue con un'accuratezza che è sovrapponibile a quella che si ottiene con test eseguiti su campioni di sangue prelevati dalle dita.

"Il nuovo dispositivo, essendo indolore, potrebbe incoraggiare il diabetico a controllare i livelli di glucosio nel sangue più spesso, il che significherebbe avere un maggior controllo del diabete attraverso un semplice contatto con l'occhio" spiega Jeffrey T. Labelle che ha ideato il dispositivo.

Ma come funziona? Deve essere applicato in corrispondenza dell'angolo dell'occhio, deve favorire l'assorbimento di una piccola quantità di liquido lacrimale in cui vengono misurate le concentrazioni di glucosio. 

Ancora da valutare le reazioni dei pazienti di fronte ad alcune potenziali difficoltà di utilizzo del dispositivo: il test deve essere eseguito con una certa rapidità senza lasciare evaporare il campione di liquido lacrimale raccolto e senza provocare reazioni che possano portare a un eccessivo sfregamento degli occhi.

 

fonte: Science Daily  

 

Autori: 
Sezioni: 
Diabete

prossimo articolo

Come cominciano i terremoti

faglia di terremoto

Analizzando i primi secondi delle onde P, le prime a essere registrate dai sismometri durante un terremoto, un gruppo di ricercatori ha mostrato che è possibile stimare la magnitudo del terremoto. Il loro risultato si aggiunge al lungo dibattito sulla natura deterministica dei fenomeni di rottura all’origine dei terremoti e dunque sulla loro prevedibilità e ha implicazioni per i sistemi di allerta sismica precoce.

Nell'immagine due geologi dell'USGS misurano una rottura di faglia causata dai terremoti di Ridgecrest in California nel 2019. Foto di Ben Brooks/USGS (CC0).

È possibile prevedere la magnitudo di un terremoto osservando le onde sismiche nei loro primissimi istanti? Gli scienziati dibattono da decenni intorno a questa domanda, che è centrale per la progettazione dei sistemi di allerta sismica precoce.

Uno studio pubblicato recentemente da un gruppo di sismologi dell'Università di Napoli Federico II mostra che è possibile, analizzando circa 7000 onde sismiche relative a 200 terremoti avvenuti in tutto il mondo con magnitudo tra 4 e 9.