fbpx Troppi bequerel al rubinetto | Page 37 | Scienza in rete

Troppi bequerel al rubinetto

Read time: 2 mins

Ei Yoshida, responsabile della depurazione delle acque di Tokyo, ha detto in una conferenza stampa televisiva che i bambini a Tokyo e nelle zone circostanti non devono bere l'acqua del rubinetto. Lo iodio-131 era stato rilevato in campioni di acqua a un livello di 210 becquerel per litro. Il limite consigliato per i bambini è di 100 becquerel per litro. Per gli adulti, il limite consigliato è di 300 becquerel. 

"Purtroppo le radiazioni emesse dall'impianto di Fukushima si stanno diffondendo", ha dichiarato Yukio Edano, il segretario capo di gabinetto. "Poiché piove, è possibile che molte località saranno interessate. Un consumo moderato di acqua del rubinetto non poterà comunque effetti a lungo termine sulla salute". Tuttavia seondo gli esperti non è chiaro il motivo per cui il livello di radiazioni nell'acqua di Tokyo sia così alto, visto che i venti prevalenti starebbero disperdendo le radiazioni verso il mare.

L'annuncio ha creato una certa ansia. Il primo ministro Naoto Kan aggiunto che la popolazione dovrebbe evitare ulteriori prodotti agricoli provenienti da zone nei pressi della centrale elettrica a causa della contaminazione, secondo i media giapponesi.

Cè da dire che la comunicazione del rischio delle autorità giapponesi non pare essere delle migliori. L'annuncio dei livelli di radiazioni nell'acqua potabile di Tokyo, per esempio, non spiega abbastanza chiaramente che i limiti di cui si parla sono relativi a esposizioni croniche. Se dunque è un bene agire con cautela, andrebbe anche chiarito che a questi livelli il consumo attuale non rappresenta di fatto (almeno per ora) un rischio. Così, fra gli altri, argomenta Andrew Revkin sul suo blog del New York Times (Dot.Earth).

 

Fonte: The New York Times

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Indice: 
Tokyo

prossimo articolo

Come l’intelligenza artificiale sta reinventando la chimica

modello di molecola visto in controluce

L’intelligenza artificiale sta trasformando la ricerca scientifica ben oltre la semplice scrittura automatica, entrando nel cuore dei processi di scoperta. In chimica, agenti autonomi basati su modelli linguistici progettano molecole, pianificano sintesi e persino eseguono esperimenti, accelerando tempi e riducendo costi. Ci sono opportunità straordinarie, affiancate però a rischi concreti.

L’intelligenza artificiale generativa, e in particolare i Large Language Models (LLM), ha già cambiato radicalmente il modo in cui si fa scienza. Il classico esempio spesso portato all’attenzione del pubblico è sicuramente l’utilizzo di questo tipo di strumento per la scrittura di articoli scientifici o per la creazione di immagini a corredo di tali articoli, con risultati che a volte sono anche involontariamente comici.