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Troppi bequerel al rubinetto

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Ei Yoshida, responsabile della depurazione delle acque di Tokyo, ha detto in una conferenza stampa televisiva che i bambini a Tokyo e nelle zone circostanti non devono bere l'acqua del rubinetto. Lo iodio-131 era stato rilevato in campioni di acqua a un livello di 210 becquerel per litro. Il limite consigliato per i bambini è di 100 becquerel per litro. Per gli adulti, il limite consigliato è di 300 becquerel. 
 

"Purtroppo le radiazioni emesse dall'impianto di Fukushima si stanno diffondendo", ha dichiarato Yukio Edano, il segretario capo di gabinetto. "Poiché piove, è possibile che molte località saranno interessate. Un consumo moderato di acqua del rubinetto non poterà comunque effetti a lungo termine sulla salute". Tuttavia seondo gli esperti non è chiaro il motivo per cui il livello di radiazioni nell'acqua di Tokyo sia così alto, visto che i venti prevalenti starebbero disperdendo le radiazioni verso il mare.

L'annuncio ha creato una certa ansia. Il primo ministro Naoto Kan aggiunto che la popolazione dovrebbe evitare ulteriori prodotti agricoli provenienti da zone nei pressi della centrale elettrica a causa della contaminazione, secondo i media giapponesi.

Proseguono intanto i lavori di riconnessione elettrica dei reattori danneggiati.

 

Fonte: The New York Times

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Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.