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Ipotesi sarcofago

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Anche se timidamente, comincia a circolare la voce che per risolvere i problemi di Fukushima bisognerà ricorrere alle stesse misure impiegate con il reattore di Chernobyl: seppellire tutto sotto una montagna di cemento.

Le tonnellate d'acqua riversate sull'impianto sia dal cielo – finalmente gli elicotteri hanno potuto entrare in azione – che da terra non hanno fatto quanto si sperava. Ancora si confida che, ripristinando l'alimentazione elettrica, le pompe dei reattori ricomincino a fare il loro dovere, ma, per il momento, è solo una flebile speranza. Tutto, infatti, dipende dalle reali condizioni degli impianti elettrico e idrico e dalla loro tenuta dopo i violenti stress ai quali sono stati sottoposti: prima il terremoto, poi lo tsunami e infine l'ulteriore pioggia di tonnellate d'acqua.

Per la prima volta dall'inizio della crisi, però, la TEPCO ha ammesso che non è affatto da scartare l'idea di sigillare i reattori a rischio in un sarcofago protettivo di calcestruzzo. Fukushima come Chernobyl, insomma.

Nel frattempo è stato aggiornato lo stato di rischio secondo la scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale): i danni al nocciolo dei reattori 2 e 3 vengono ora classificati di livello 5, mentre la situazione al reattore 4 (piscina di stoccaggio delle barre esauste) è classificata al livello 3. La scala INES prevede 7 livelli di gravità, dalla semplice anomalia (livello 1) fino agli incidenti catastrofici (livello 7).

A questo proposito c'era stata polemica nei giorni scorsi con gli esperti nucleari francesi. Immediatamente dopo che le autorità giapponesi, una settimana fa, avevano classificato quanto stava avvenendo a Fukushima al livello 4, il presidente della ASN (Autorité de Sûreté Nucléaire) Andre-Claude Lacoste, in una conferenza stampa a Parigi, aveva dichiarato che l'incidente era da considerarsi almeno di livello 6.

News Daily - IAEA - Reuters

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Nucleare

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Addio a Gino Nicolais, ci mancherà

Luigi Nicolais

Luigi (Gino) Nicolais, nato nel 1942, è stato assessore, ministro, professore universitario, presidente CNR, ma soprattutto uno scienziato di fama nel campo della ingegneria chimica e dello studio dei materiali. Sempre attento ai temi dell'innovazione e della politica della ricerca, ha contribuito a fondare, nel 2003, il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica. È scomparso il 12 gennaio 2026. Il Gruppo 2003 lo ricorda come un caro amico e ispirato presidente. 

Ho avuto l'onore di conoscere Gino Nicolais nei ranghi del Gruppo 2003 per la ricerca, associazione che in quell'anno "Gino", come si faceva chiamare, ha fondato insieme ad altri noti scienziati italiani con l’obiettivo di aumentare la reputazione della cultura scientifica e promuoverne il ruolo strategico nel nostro Paese.