fbpx Fukushima, sempre peggio | Page 11 | Scienza in rete

Fukushima, sempre peggio

Read time: 2 mins

Da più parti si sottolinea come la situazione a Fukushima stia prendendo davvero una pessima piega. Ci sono enormi difficoltà ad assicurare ai noccioli il necessario raffreddamento e la fusione delle barre di combustibile sarebbe già in corso.

Nel comunicato stampa JAIF (Japan Atomic Industrial Forum) del 16 marzo si parla di danni all'integrità del nocciolo e del combustibile nei reattori 1, 2 e 3. Situazione confermata, secondo l'agenzia giapponese Kyodo News, anche dalla stessa TEPCO, che ha stimato un danno del 70% alle barre di combustibile del reattore 1 e del 33% a quelle del reattore 2.

A questa situazione già drammatica bisogna aggiungere, secondo le ultime note diffuse da IAEA, la pericolosa situazione che si sta creando anche nei reattori che al momento del sisma erano in manutenzione. Preoccupa infatti il reattore 4, interessato anch'esso nei giorni scorsi da incendi ed esplosioni. La temperatura della piscina di stoccaggio delle barre esauste è infatti salita a livelli di guardia. Di norma viene mantenuta intorno ai 25 gradi, ma gli ultimi dati disponibili indicano una temperatura di oltre 80 gradi, con il pericolo concreto che una eccessiva evaporazione lasci scoperte le barre di combustibile.

Mercoledì si era tentato di migliorare la situazione del reattore numero 3 utilizzando elicotteri per versare acqua sull'impianto, ma si è dovuto subito desistere a causa dell'elevata radioattività registrata. Secondo Kyodo News il tentativo sarebbe invece riuscito nella notte di giovedì con il reattore numero 1. L'utilizzo di mezzi terrestri (cannoni ad acqua) sarebbe ostacolato dalla presenza dei detriti prodotti dalle esplosioni.

I fatti, purtroppo, stanno dando ragione al capo dell'Agenzia atomica russa, Serghiei Kirienko, che due giorni fa sottolineava come la crisi nucleare in Giappone si stesse evolvendo secondo lo scenario peggiore.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Luoghi: 
Free tag: 
Indice: 
Nucleare

prossimo articolo

Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.