fbpx Un giorno più corto | Scienza in rete

Un giorno più corto

Primary tabs

Read time: 1 min

Il terremoto in Giappone ha reso il giorno più corto, una conseguenza sempre possibile quando grandi masse del nostro pianeta cambiano la loro posizione e la Terra accelera o rallenta la sua rotazione.

Inutile provare a valutare di persona questo accorciamento. Richard Gross, geofisico in forza al Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha stimato che il sisma che ha appena colpito il Giappone ha indotto il nostro pianeta a ruotare più rapidamente. Il conseguente accorciamento del giorno è di circa 1,6 microsecondi (un microsecondo è la milionesima parte di un secondo). Leggermente superiore, dunque, a quanto avvenuto per il terremoto in Cile del 27 febbraio 2010, evento che ha prodotto un accorciamento del giorno di 1,26 microsecondi. Molto più significative, invece, le conseguenze del drammatico terremoto di Sumatra nel 2004, in grado di accorciare il giorno di ben 6,8 microsecondi.

Collegato con questo “aggiustamento” della rotazione terrestre vi è normalmente anche un riassetto rispetto all'asse di rotazione e noi che siamo solidali con il moto di rotazione percepiamo questo riassetto (ovviamente grazie a precise misurazioni satellitari) come uno spostamento del polo rispetto alla superficie (polodia). Nel caso del sisma Giapponese l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha valutato uno spostamento del polo di quasi 10 centimetri.

PhysOrg - INGV

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Terremoto

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.