fbpx Un'orbita per due | Scienza in rete

Un'orbita per due

Primary tabs

Read time: 2 mins

Sorpresa tra i planetologi: tra il gran numero di potenziali sistemi planetari scoperti dall'osservatorio Kepler ce n'è anche uno in cui due pianeti condividono la stessa orbita.
Sono bastati quattro mesi di osservazione e Kepler ha già sommerso le scrivanie dei planetologi con circa 1200 candidati pianeti da verificare e studiare. Una marea di dati che non solo potrà dare preziose indicazioni sulle attuali teorie di formazione ed evoluzione dei sistemi planetari, ma che già fin d'ora offre gradite sorprese.

Nel corso della prima analisi di questi dati, proposta per la pubblicazione a The Astrophysical Journal, Jack Lissauer (Ames Research Center) e i suoi collaboratori hanno infatti scoperto anche un sistema planetario davvero insolito. Si chiama KOI-730 ed è composto da quattro pianeti. Il fatto insolito è che due di quei pianeti percorrono la stessa orbita, con uno che costantemente precede l'altro di 60 gradi.

Dal punto di vista dinamico non è una novità. Quella particolare posizione è prevista nell'interazione gravitazionale tra tre corpi ed è uno dei cosiddetti punti di Lagrange. La incontriamo anche nel nostro Sistema solare: Giove è preceduto e seguito nella sua orbita da uno sciame di piccoli corpi, gli asteroidi Troiani. La grossa novità è che nel sistema KOI-730 il punto di Lagrange non è occupato da piccoli oggetti, ma da un pianeta.

Viene da chiedersi se si tratti di una situazione stabile. Le simulazioni di Lissauer indicano che per almeno una decina di milioni di anni non dovrebbero esserci problemi. E poi? Poi potrebbe succedere quello che capitò al nostro pianeta quando venne tamponato da un oggetto della stazza più o meno di Marte e da quell'impatto si originò la Luna. Qualcuno suggerisce che quell'oggetto - battezzato Theia - non proveniva dallo spazio profondo, ma percorreva la stessa orbita della Terra. Ora ha le prove che l'idea non è affatto assurda.

New Scientist - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

C'è qualcosa di universale nelle sequenze sismiche

Se è appena avvenuto un terremoto è più probabile che se ne verifichino altri, soprattutto nelle vicinanze. Queste correlazioni spaziali e temporali in una sequenza sismica sembrano avere caratteristiche universali, cioè non cambiano andando dall’Italia al Giappone e dal Giappone alla California. Due sismologi dell’Università di Napoli hanno sfruttato questa universalità per sviluppare un modello semplificato per la previsione probabilistica dei terremoti. Potrebbe essere utile per migliorare le previsioni in zone meno monitorate ma con rischio sismico elevato. Nell'immagine: una foto della basilica di San Benedetto a Norcia danneggiata dal terremoto del 30 ottobre 2016.

I terremoti hanno la caratteristica di concentrarsi nel tempo e nello spazio. Vale a dire che se è appena avvenuto un terremoto, è più probabile che nella zona circostante ne avvengano altri, per un periodo di tempo che può estendersi anche per anni.