fbpx Scagionati i climatologi | Scienza in rete

Scagionati i climatologi

Primary tabs

Read time: 2 mins

Dal rapporto conclusivo dell'Ispettore Generale del Dipartimento del Commercio emerge che non vi fu nessun illecito da parte dei climatologi che, a seguito di un migliaio di e-mail rese pubbliche nel 2009, vennero accusati di operare secondo procedure non corrette alterando i dati. Il cosiddetto Climategate, in sosanza, fu una montatura.

La faccenda inizia nel novembre 2009, quando alcuni hacker violarono il sito del Climatic Research Unit (CRU) presso l'University of East Anglia di Norwich e resero pubbliche numerose mail di ricercatori che si occupavano del riscaldamento globale. Basandosi sul contenuto di alcune di queste mail, la pattuglia dei cosiddetti “scettici” – climatologi convinti che la responsabilità umana nella faccenda del riscaldamento globale sia una grossa montatura – accusò i ricercatori del CRU di aver manipolato i dati e non aver seguito le corrette procedure della ricerca scientifica per avvalorare le loro tesi. Accusa incredibilmente pesante per chi fa il ricercatore.

L'inchiesta, immediatamente aperta per chiarire le eventuali responsabilità, ha coinvolto istituzioni di ricerca sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, ma non è mai emerso nulla che potesse avvalorare la tesi di scorrette procedure o manipolazione di dati. Proprio in questi giorni, poi, è stato reso pubblico il documento finale dell'Ispettore Generale incaricato di analizzare in modo indipendente le mail incriminate per fare ancor più chiarezza sulla vicenda. Anche da questa inchiesta non è emerso nulla di anomalo o di riprovevole in merito alle procedure adottate e all'utilizzo dei dati raccolti.

Ricercatori fuori dalla bufera, dunque. Peccato non si possa dire altrettanto del riscaldamento globale.

NOAA - The Inspector General report

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Climategate

prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.