Finora gli astronomi sono
sempre stati convinti che le prime stelle che si sono accese
nell'universo fossero enormi e solitarie. Uno studio internazionale
sembra invece dimostrare che le cose potrebbero essere molto
differenti.
Paul Clark (Zentrum für
Astronomie der Universität Heidelberg) e altri ricercatori del
Max-Planck-Institut für Astrophysik di Garching e dell'University of
Texas di Austin hanno voluto indagare se quanto si pensava a
proposito delle prime stelle dell'universo fosse corretto. Attraverso
simulazioni numeriche, i ricercatori hanno ricostruito la nascita
delle prime stelle e le dinamiche dei dischi di gas in cui quegli
astri si andavano formando, scoprendo che non era poi così raro che
il disco si frantumasse in alcuni frammenti, ciascuno dei quali dava
origine a una stella.
Dallo studio, pubblicato
su Science Express, emerge dunque la possibilità che, oltre
alle stelle gigantesche ipotizzate dagli astronomi, si siano formate
anche stelle meno massicce, destinate a vivere molto più a lungo e
perciò ancora in piena attività. Interessante anche la possibilità
della formazione di sistemi stellari con componenti davvero molto
vicine tra loro. In tali sistemi, infatti, quando le stelle giungono
alle fasi finali della loro esistenza possono produrre intensi lampi
di radiazione X o gamma, lampi alla portata di specifiche missioni
spaziali nel prossimo futuro.
La solitudine delle prime stelle
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Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?
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La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.