Finora gli astronomi sono
sempre stati convinti che le prime stelle che si sono accese
nell'universo fossero enormi e solitarie. Uno studio internazionale
sembra invece dimostrare che le cose potrebbero essere molto
differenti.
Paul Clark (Zentrum für
Astronomie der Universität Heidelberg) e altri ricercatori del
Max-Planck-Institut für Astrophysik di Garching e dell'University of
Texas di Austin hanno voluto indagare se quanto si pensava a
proposito delle prime stelle dell'universo fosse corretto. Attraverso
simulazioni numeriche, i ricercatori hanno ricostruito la nascita
delle prime stelle e le dinamiche dei dischi di gas in cui quegli
astri si andavano formando, scoprendo che non era poi così raro che
il disco si frantumasse in alcuni frammenti, ciascuno dei quali dava
origine a una stella.
Dallo studio, pubblicato
su Science Express, emerge dunque la possibilità che, oltre
alle stelle gigantesche ipotizzate dagli astronomi, si siano formate
anche stelle meno massicce, destinate a vivere molto più a lungo e
perciò ancora in piena attività. Interessante anche la possibilità
della formazione di sistemi stellari con componenti davvero molto
vicine tra loro. In tali sistemi, infatti, quando le stelle giungono
alle fasi finali della loro esistenza possono produrre intensi lampi
di radiazione X o gamma, lampi alla portata di specifiche missioni
spaziali nel prossimo futuro.
La solitudine delle prime stelle
Autori:
Sezioni:
Astrofisica
prossimo articolo
Humans of Research, dove si incontrano le storie della ricerca

A Palazzo della Penna, la mostra "Humans of Research" trasforma la comunicazione scientifica in esperienza: dodici storie e volti restituiscono la ricerca come processo umano, fatto di relazioni, tempo e domande. Una mostra che rallenta lo sguardo e invita all’incontro, oltre la semplificazione dei risultati. La racconta il suo curatore, Francesco Aiello.
Nell'immagine di copertina: Foto di Marco Giugliarelli per il Progetto Humans of Research
C’è un momento, entrando nelle sale di Palazzo della Penna a Perugia, in cui lo sguardo rallenta. Non è solo una mostra fotografica. È un invito a fermarsi, a restare, a incontrare.