Finora gli astronomi sono
sempre stati convinti che le prime stelle che si sono accese
nell'universo fossero enormi e solitarie. Uno studio internazionale
sembra invece dimostrare che le cose potrebbero essere molto
differenti.
Paul Clark (Zentrum für
Astronomie der Universität Heidelberg) e altri ricercatori del
Max-Planck-Institut für Astrophysik di Garching e dell'University of
Texas di Austin hanno voluto indagare se quanto si pensava a
proposito delle prime stelle dell'universo fosse corretto. Attraverso
simulazioni numeriche, i ricercatori hanno ricostruito la nascita
delle prime stelle e le dinamiche dei dischi di gas in cui quegli
astri si andavano formando, scoprendo che non era poi così raro che
il disco si frantumasse in alcuni frammenti, ciascuno dei quali dava
origine a una stella.
Dallo studio, pubblicato
su Science Express, emerge dunque la possibilità che, oltre
alle stelle gigantesche ipotizzate dagli astronomi, si siano formate
anche stelle meno massicce, destinate a vivere molto più a lungo e
perciò ancora in piena attività. Interessante anche la possibilità
della formazione di sistemi stellari con componenti davvero molto
vicine tra loro. In tali sistemi, infatti, quando le stelle giungono
alle fasi finali della loro esistenza possono produrre intensi lampi
di radiazione X o gamma, lampi alla portata di specifiche missioni
spaziali nel prossimo futuro.
La solitudine delle prime stelle
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A OrvietoScienza2026 si parlerà anche di minerali per la transizione

Dal 19 al 21 febbraio prossimi si terrà l'OrvietoScienza2026, festival che ormai da anni anima la cittadina umbra grazie all’impegno dell’Istituto di Istruzione Superiore Majorana-Maitani. Il tema di quest’anno è la transizione ecologica e le conferenze proposte toccano i temi che ormai tutti abbiamo imparato ad associare alla riduzione delle emissioni di gas serra. Energie rinnovabili, auto elettrica, batterie e accumulo, reti elettriche, ma anche giustizia climatica e altro.
Immagine di cebbi via Pixabay
Sui minerali necessari alla transizione si parla ormai da anni, anche perché sono sostanze che ci servono già per le tecnologie oggi in uso (come i cellulari). Nonostante sia previsto un aumento di estrazioni vista la domanda crescente, allo stesso tempo è richiesta una fortissima diminuzione dell’estrazione di combustibili fossili: il netto produrrebbe una minore presenza di punti estrattivi nel mondo rispetto a ora.