fbpx La solitudine delle prime stelle | Page 16 | Scienza in rete

La solitudine delle prime stelle

Read time: 1 min

Finora gli astronomi sono sempre stati convinti che le prime stelle che si sono accese nell'universo fossero enormi e solitarie. Uno studio internazionale sembra invece dimostrare che le cose potrebbero essere molto differenti.
Paul Clark (Zentrum für Astronomie der Universität Heidelberg) e altri ricercatori del Max-Planck-Institut für Astrophysik di Garching e dell'University of Texas di Austin hanno voluto indagare se quanto si pensava a proposito delle prime stelle dell'universo fosse corretto. Attraverso simulazioni numeriche, i ricercatori hanno ricostruito la nascita delle prime stelle e le dinamiche dei dischi di gas in cui quegli astri si andavano formando, scoprendo che non era poi così raro che il disco si frantumasse in alcuni frammenti, ciascuno dei quali dava origine a una stella.
Dallo studio, pubblicato su Science Express, emerge dunque la possibilità che, oltre alle stelle gigantesche ipotizzate dagli astronomi, si siano formate anche stelle meno massicce, destinate a vivere molto più a lungo e perciò ancora in piena attività. Interessante anche la possibilità della formazione di sistemi stellari con componenti davvero molto vicine tra loro. In tali sistemi, infatti, quando le stelle giungono alle fasi finali della loro esistenza possono produrre intensi lampi di radiazione X o gamma, lampi alla portata di specifiche missioni spaziali nel prossimo futuro.

Università di Heidelberg

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Un batterio che sopravvive all'impatto su Marte può viaggiare nello spazio?

Un nuovo studio della Johns Hopkins mostra che il batterio Deinococcus radiodurans sopravvive a pressioni paragonabili a quelle di un'espulsione di corpi rocciosi dalla superficie marziana. Questo risultato può avere implicazioni per le politiche di protezione planetaria, ma rappresenta solo una tappa verso la comprensione di se e come la vita microbica potrebbe sopravvivere a un viaggio interplanetario.

Nell'immagine di copertina: elaborazione della fotografia al microscopio elettronico di di D. radiodurans (da Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Gli impatti di corpi celesti come asteroidi o comete evocano l’idea di forze dalla potenza capace di modellare superfici di pianeti o provocare estinzioni di specie. Collegarli alla vita può essere meno intuitivo, eppure questi eventi possono generare ambienti potenzialmente abitabili nei crateri che lasciano, o trasportare molecole organiche da un corpo celeste all’altro. Chiedersi se la vita stessa possa sopravvivere a un impatto è un passo ulteriore, con conseguenze dirette per le politiche di protezione planetaria che regolano le attività umane nello spazio.