Le caratteristiche
generali individuate in un insetto fossile risalente a 100 milioni di
anni fa non sono poi così differenti da quelle dei suoi discendenti
che vivono ai nostri giorni.
Lo studio del fossile di
uno Schizodactylidae – noto anche come grillo dalle grandi
zampe – condotto dal team di Sam Heads (Illinois Natural History
Survey) e pubblicato su ZooKeys non solo ha chiarito una
erronea classificazione di un fossile simile, ma ha messo in luce
anche un elemento più interessante. E' infatti emerso come il
cammino evolutivo di questo insetto appartenente alla famiglia degli
ortotteri sembra si sia fermato al Periodo Cretaceo Inferiore. Il
fossile, scoperto in Brasile, mostra alcune differenze con i
suoi attuali discendenti – insetti carnivori che vivono nell'Asia
meridionale, nell'Indocina settentrionale e in Africa – ma le
caratteristiche generali non sono affatto mutate. Secondo Heads ci
troviamo in presenza di una sorta di stasi evolutiva che dura da
almeno 100 milioni di anni.
Non sembrano cambiate
neppure le preferenze in fatto di habitat. All'epoca in cui
quell'insetto fossile zompettava in cerca di prede, la regione del
Brasile in cui è stato ritrovato era caratterizzata da un clima
arido o semi-arido di tipo monsonico. Proprio come le regioni nelle
quali attualmente è diffuso.
Una stasi nell'evoluzione
prossimo articolo
Obesità, oltre il farmaco: la sfida tra cure, equità e stigma

Le nuove linee guida dell’OMS segnano una svolta nel trattamento dell’obesità, introducendo i farmaci GLP-1 come opzione terapeutica per gli adulti. Ma la loro diffusione solleva interrogativi su accesso, sostenibilità e appropriatezza clinica. L’obesità resta una malattia complessa, che richiede approcci integrati e personalizzati. Tra innovazione farmacologica, disuguaglianze e stigma persistente, la sfida è costruire percorsi di cura realmente centrati sulla persona.
Nel febbraio 2026, il Journal of Medical Association (JAMA) ha pubblicato le linee guida per il trattamento dell’obesità, elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a fine 2025. La terapia che l’OMS raccomanda per gli adulti - donne in gravidanza escluse - si basa sui farmaci GLP-1 agonisti, come la semaglutide o la liraglutide.