fbpx Polvere e modelli climatici | Page 12 | Scienza in rete

Polvere e modelli climatici

Read time: 2 mins

Gli attuali modelli climatici potrebbero aver sottostimato anche di otto volte l'effettiva quantità delle silt, le polveri a grana più grossa disperse in atmosfera dalle tempeste di polvere dei deserti.
E' quanto emerge dallo studio di Jasper F. Kok (National Center for Atmospheric Research – Boulder, Colorado) pubblicato a fine anno su PNAS. La conclusione di Kok si basa sulla sua analisi della frammentazione dei grani di polvere trasportati dal vento, una frantumazione che sarebbe del tutto simile a quella che avviene con materiali fragili come il vetro.
Da tempo gli studiosi del suolo sanno che la polvere possiede comportamenti identici a quelli dei materiali fragili e dal canto loro i fisici dispongono di una efficace descrizione della frantumazione di questi materiali. Kok ha messo assieme le due idee giungendo alla conclusione che nel corso di una tempesta di sabbia vengono prodotte frazioni sostanzialmente identiche di particelle piccole, medie e grandi. Le analisi delle polveri raccolte nel bel mezzo di sei tempeste di sabbia in differenti parti del globo gli danno ragione.
Gran parte dei modelli climatici si basano anche sulle rilevazioni di satelliti che misurano la quantità di particelle sospese in atmosfera, ma a queste rilevazioni sfuggono le particelle più grandi. Secondo Kok le tempeste di polvere producono da due a otto volte più silt di quanto finora ritenuto dai climatologi e di questa presenza i modelli dovrebbero opportunamente tenerne conto. E' vero che queste particelle sono le prime a precipitare al suolo, ma non si può certo trascurare il loro ruolo, soprattutto nei modelli matematici impiegati per le previsioni meteorologiche a breve termine nelle regioni più polverose del pianeta.

Wired

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Trump fuori controllo dà il via libera ai gas serra

La revoca dell'Endangerment Finding smantella le basi scientifiche e legali della politica climatica USA. Le reazioni del mondo della ricerca sotto attacco. Il monito del Nobel Parisi a non ignorare la ricerca, che parafrasando Galilei commenta: “Eppur si scalda”.
Nella foto: Il presidente Donald Trump e l'amministratore dell'EPA Lee Zeldin annunciano nella Roosevelt Room la revoca della Endangerment Finding (determinazione di pericolo) dell'Agenzia per la Protezione Ambientale del 2009, giovedì 12 febbraio 2026. (Foto ufficiale della Casa Bianca di Daniel Torok).

Il 12 febbraio 2026 l'amministrazione Trump ha calato la scure sull'Endangerment Finding (determinazione di pericolo), il documento adottato nel 2009 dall'Environmental Protection Agency (EPA) che riconosceva i principali gas serra – anidride carbonica, metano, idrofluorocarburi – come sostanze climalteranti con provati effetti nocivi sulla salute umana, sul clima e sulla biodiversità.