fbpx Balene inquinate | Page 8 | Scienza in rete

Balene inquinate

Read time: 1 min

Con grande sorpresa un team internazionale di ricercatori scopre che le balene che vivono al largo delle Galapagos mostrano di essere state esposte agli agenti inquinanti molto di più delle loro sorelle che vivono in altre zone del Pacifico.
Le stranezze che emergono dalla ricerca, pubblicata su Environmental Health Perspectives, sono due. La prima viene dal fatto che le Isole Galapagos sono una riserva marina protetta dall'UNESCO e considerata incontaminata, per questo motivo Celine Godard-Codding (Texas Tech University) e gli altri ricercatori coinvolti nello studio si sarebbero aspettati una maggiore esposizione per le balene che vivono presso le coste delle nazioni più industrializzate.
Ancora più sorprendente, però, il fatto che l'analisi dei tessuti prelevati dalle balene non conduce a un analogo risultato. Per valutare l'esposizione agli inquinanti persistenti quali gli idrocarburi policiclici aromatici e il DDT, infatti, i ricercatori hanno misurato i livelli di un enzima - il CYP1A1 - indotto dagli inquinanti. Quando però hanno analizzato i tessuti per cercare direttamente gli inquinanti hanno notato che le due valutazioni non erano correlate.
Si dovrà ora capire se sono le analisi dei tessuti ad avere qualche punto debole oppure se alcuni eventi naturali quali le eruzioni possono in parte rendere conto dell'eccesso di CYP1A1 rilevato.

ABC Science

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.