In uno studio, primo del suo genere, si analizza in modo quantitativo l'andamento delle dimensioni dei mammiferi a partire dall'epoca in cui la scomparsa dei dinosauri li lasciò padroni incontrastati del pianeta.
I ricercatori, coordinati da Felisa Smith (University of New Mexico), hanno pazientemente costruito un database davvero unico, con informazioni provenienti da fossili di mammiferi vissuti dopo l'estinzione dei dinosauri raccolti in ogni continente. La stima delle dimensioni di ogni gruppo di mammiferi è stata dedotta dalle dimensioni dei loro denti fossili, la parte solitamente meglio conservata.
Dai dati – lo studio è stato pubblicato su Science – emerge una crescita davvero incredibile: da un massimo di circa 10 kg quando dovevano condividere il territorio con i dinosauri i mammiferi raggiungevano un picco di ben 17 tonnellate con l'Indricotherium transouralicum, una specie di rinoceronte senza corno alto quasi cinque metri e mezzo vissuto in Eurasia 34 milioni di anni fa. Dopo la crescita iniziale quasi esponenziale, però, circa 40 milioni di anni fa le dimensioni massime si sono livellate in ogni continente e da allora sono rimaste pressoché costanti.
Secondo i ricercatori, l'incredibile somiglianza dell'andamento riscontrata in ogni continente sarebbe la prova che la carta vincente dei mammiferi sarebbe stata la loro abilità a diversificarsi, occupando nel miglior modo tutte le nicchie ecologiche disponibili. Le condizioni ambientali e climatiche, poi, avrebbero detto l'ultima parola sulle dimensioni massime raggiunte da ogni specie.
Quando crebbero i mammiferi
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Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).
Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.