L'analisi accurata della radiazione cosmica di fondo ha permesso a un team internazionale di scoprire la presenza di 10 ammassi di galassie finora sfuggiti all'osservazione.
Per l'importante scoperta è stata fondamentale la capacità osservativa del telescopio ACT (Atacama Cosmology Telescope), uno strumento di 6 metri progettato per catturare la radiazione millimetrica. La collocazione a oltre 5000 metri di quota nel deserto cileno di Atacama, infatti, gli permette di evitare l'azione di filtro che il vapore acqueo esercita per quel tipo di radiazione.
I ricercatori sono riusciti a individuare le tracce dei 10 ammassi di galassie sfruttando un fenomeno fisico predetto 40 anni fa da Rashid Sunyaev e Yakov Zel'dovich. Secondo questo fenomeno, battezzato effetto S-Z, la radiazione cosmica di fondo viene in qualche modo distorta dalla presenza del gas caldo che pervade gli ammassi di galassie.
Solitamente si nota la traccia dell'effetto S-Z osservando in direzione di ammassi di galassie noti. In questo caso, però, si è seguita la procedura inversa. Gli astronomi, infatti, hanno individuato grazie ad ACT le distorsioni della radiazione cosmica di fondo e da questa presenza hanno potuto risalire agli ammassi di galassie che finora non erano ancora stati rilevati. La scoperta, pubblicata su Astrophysical Journal, non è un colpo di fortuna, ma il frutto di una accurata e metodica osservazione del cielo meridionale iniziata nel 2008, appena qualche mese dopo l'entrata in servizio di ACT.
Galassie che emergono dall'ombra
prossimo articolo
Anche i terremoti piccoli sono importanti

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.
Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.
I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.