Uno studio conferma che le persone con grave deficit visivo sono in grado di sviluppare la capacità di reagire molto più rapidamente agli stimoli che coinvolgono il tatto.
La ricerca, condotta dal team coordinato da Daniel Goldreich (McMaster University) e pubblicata nel numero di fine ottobre di The Journal of Neuroscience, ha coinvolto 89 persone senza problemi alla vista e 57 persone colpite da vari livelli di deficit visivo. I ricercatori li hanno messo alla prova con stimolazioni al polpastrello del dito indice chiedendo loro di distinguere i colpetti più intensi da quelli più leggeri.
Poiché il cervello necessita di un po' di tempo per elaborare il segnale, se un colpetto leggero era immediatamente seguito da uno più intenso le persone senza problemi visivi non riuscivano a distinguerli, mentre quelle con problemi visivi sono risultate più accurate nella rilevazione. Le migliori prestazioni in assoluto sono state quelle ottenute da 22 individui ciechi dalla nascita.
Secondo Goldreich e collaboratori il cervello di queste persone ha sviluppato una maggiore rapidità nell'elaborazione del segnale tattile ed è questo che permette loro di cogliere stimolazioni distinte anche se molto ravvicinate. Questi stessi individui, inoltre, riescono a leggere in Braille molto più rapidamente degli altri. Non è del tutto chiaro, però, se questa abilità è una conseguenza dell'adattamento del cervello alla mancanza di visione oppure se è merito di un più lunga pratica nell'uso del Braille.
Tatto più rapido per i ciechi
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Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.
Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.
Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.