fbpx Uccelli migratori in difficoltà | Scienza in rete

Uccelli migratori in difficoltà

Primary tabs

Read time: 1 min

Non ci sono più le vecchie stagioni. L'obsoleto detto vale anche per gli uccelli migratori. Secondo uno studio internazionale, coordinato da Nicola Saino dell’Università Statale di Milano, i cambiamenti del clima inciderebbero in maniera assai significativa sulla sopravvivenza degli uccelli migratori. La ragione sembrerebbe essere l'incapacità dei volatili nello stare al passo con la sempre più anticipata primavera nell'Europa settentrionale. Lo studio è stato da poco pubblicato dalla rivista Proceedings of Royal Society.

L'indagine ha riguardato 117 specie di uccelli migratori che sono soliti effettuare uno spostamento stagionale dall’Africa o dall’Europa meridionale verso l’Europa del nord. Negli ultimi decenni la data della migrazione primaverile ha subito un graduale anticipo di circa 1-3 giorni ogni 10 anni. Ciò ha messo in crisi molte specie andando ad influenzare negativamente l’accoppiamento e il reperimento del cibo mettendo così a rischio molte specie di uccelli canori e di uccelli acquatici.

Nonostante gli uccelli migratori abbiano iniziato ad anticipare gli spostamenti, l’effetto dell’anticipo della primavera procede con una marcia più spedita. Questo comporta che alla fine della migrazione gli uccelli sono esposti a un clima tipico da primavera in fase avanzata che influisce negativamente sulla riproduzione e sopravvivenza della specie.

Proceedings of the Royal Society of London (2010) doi: 10.1098/rspb.2010.1778

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Biologia

prossimo articolo

Il precariato della ricerca pubblica italiana non può aspettare

disegno di ricercatrici e ricercatori

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato congiunto delle precarie e dei precari di otto enti pubblici di ricerca italiani, che chiedono al Governo un intervento urgente per prorogare le procedure di stabilizzazione previste dalla Legge Madia, in scadenza il 31 dicembre 2026, e garantire le risorse necessarie alla loro attuazione. Una mobilitazione unitaria contro il precariato strutturale nella ricerca pubblica, per tutelare migliaia di lavoratrici e lavoratori e salvaguardare competenze fondamentali per il Paese.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

I Precari e le Precarie di CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e OGS, riuniti in un fronte comune, denunciano con forza l'inerzia del Governo di fronte alla scadenza ormai imminente del 31 dicembre 2026, termine ultimo fissato per l'applicazione delle procedure di stabilizzazione previste dall'articolo 20, commi 1 e 2, del D.Lgs. 75/2017 (Legge Madia) per gli Enti Pubblici di Ricerca.