L’esperimento CMS ha osservato un effetto imprevisto nelle collisioni di protoni che sono avvenute nelle scorse settimane nel massiccio rivelatore di LHC. Sono state osservate infatti correlazioni tra particelle prodotte negli “scontri” di protoni a una energia complessiva di 7 TeV. In particolare, negli urti a “alta molteplicità ” (nei quali sono prodotte più di cento particelle cariche) alcune particelle sono in qualche modo “correlate”, associate tra loro quando si creano nel punto della collisione. È la prima volta che questo effetto viene osservato in urti protone-protone e sono possibili molte interpretazioni sulla sua origine. Questa correlazione tra particelle, affermano i ricercatori di CMS, ricorda caratteristiche analoghe a quelle viste da esperimenti a RHIC (Relativistic Heavy Ion Collider a Brookhaven negli Stati Uniti). Allora la spiegazione fu la presenza di materia nucleare molto calda e densa formata negli urti. L’aumento d’intensità dei fasci di LHC nei prossimi mesi genererà almeno cento volte più eventi con cui studiare questo fenomeno in dettaglio e capire il meccanismo che vi si cela dietro. Guido Tonelli (INFN) portavoce di CMS, spiega che gli scienziati di CMS hanno “cercato questo fenomeno sebbene la sua presenza non fosse stata predetta in urti protone-protone, cosa che lo rende molto interessante. L’aumento dei dati disponibili getterà più luce sull’origine di questo effetto. Questa misura dimostra la potenza e versatilità sia del rivelatore CMS che dei fisici che lo usano. Stiamo esplorando, centimetro per centimetro, i nuovi territori resi accessibili da LHC ”.
Nuova fisica scoperta da LHC?
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La variabilità genetica non è un rumore di fondo. In ricordo di Guido Modiano

Il 2 gennaio è scomparso il genetista Guido Modiano, scienziato rigoroso e persona esigente, ha preso parte ai lavori di ricerca che hanno guidato la transizione dalla genetica classica a quella molecolare. Cruciale il suo contributo nel dibattito su razza e razzismo.
Immagine di copertina creata con ChatGPT
La scomparsa di Guido Modiano, il 2 gennaio scorso all’età di 94 anni, lascia un vuoto culturale nella comunità degli studiosi di biologia umana, che perde un protagonista storico della ricerca sui fattori genetico-molecolari coinvolti nei processi adattativi di popolazioni distribuite in contesti ecologico-sociali diversi. Inoltre, la riflessione critica che in Italia — ma non solo — ha contribuito a chiarire che la natura della variabilità genetica nelle popolazioni umane rende scientificamente insignificante il concetto di razza, gli deve molto.