fbpx Un incredibile dinamometro | Page 13 | Scienza in rete

Un incredibile dinamometro

Read time: 2 mins

Utilizzando un microscopico cristallo di berillio, presso i laboratori del NIST è stato realizzato un rilevatore in grado di misurare forze dell’ordine degli yoctonewton in un solo secondo.

Già un newton – più o meno il peso di una piccola mela – è una forza modesta, risulta pertanto davvero difficile anche solo immaginare un yoctonewton, cioè un quadrilionesimo di tale forza. E' più o meno il peso di un atomo di rame e gli amanti dei numeri possono indicarlo scrivendo un numero decimale che, dopo lo zero e la virgola, presenti una fila di 23 zeri al termine dei quali finalmente fa capolino un uno. Non si fatica a intuire che misure di questo livello sono ai limiti dell’impossibile, eppure al NIST (National Institute of Standard and Technology) sono riusciti a misurare 390 yoctonewton in un tempo di misurazione di un secondo.

Il cuore del rilevatore è un minuscolo cristallo, composto da una sessantina di ioni di berillio, intrappolato grazie a un campo elettromagnetico in una camera a vuoto e mantenuto a una temperatura di circa 1/2000 di grado sopra lo zero assoluto. La misurazione avviene registrando come la forza applicata al dispositivo sia in grado di influenzare il moto oscillatorio degli ioni cambiando in tal modo la loro capacità di riflettere un raggio laser.

Il dispositivo, la cui descrizione è apparsa in un articolo pubblicato su Nature Nanotechnology, è frutto di quindici anni di ricerca e sperimentazione e ha permesso di stabilire un nuovo record nella misurazione di forze microscopiche: la forza misurata dai fisici del NIST in questo esperimento è 1000 volte più piccola di quella rilevata in occasione del precedente primato.

NIST

Autori: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

elaborazione grafica con foto di Thomas Morgan e Drosophila

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.

La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.