fbpx I microbi mangia petrolio | Page 22 | Scienza in rete

I microbi mangia petrolio

Read time: 2 mins

Il petrolio sparso a volontà dalla Deep Water Horizon nel Golfo del Messico si starebbe degradando a ritmi più rapidi del previsto grazie alle popolazioni locali di batteri mangia-olio. La ricerca, condotta da diverse università americane e pubblicata a fine agosto su Science Express, ha trovato un tasso di batteri all'opera nel demolire le catene di idrocarburi molto maggiore nelle aree inquinate rispetto alle altre aree. Segno che la presenza di grandi quantità di petrolio a varie centinaia di metri di profondità ha stimolato la formazione di colonie di proteobatteri specializzati in questo compito. Ciò che ha colpito i ricercatori è la rapidità della degradazione dei pennacchi di petrolio sottomarino; il che fa sperare davvero nella strada della "bioremediation" anche attraverso organismo appositamente ingegnerizzati, come sogna di fare Craig Venter. L'attività dei batteri, inoltre, non inciderebbe troppo sulla deprivazione di ossigeno lungo queste colonne di petrolio, il vero rischio (per il resto della fauna marina) dell'attività dei micobi spazzini.

La notizia arriva una settimana dopo un'altra ricerca, sempre pubblicata su Science, che ha riscontrato con un rover sottomarino il persistere di colonne di petrolio fino a 1.100 metri di profondità. E' vero - dicono questi secondi ricercatori - che i batteri distruggono abbastanza in fretta alcune componenti del petolio, come le corte catene alcaniche. Più dura è con gli idrocarburi monoaromatici e altri ingredienti più tenaci (e tossici) dell'oro nero.

 

leggi anche qui

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ecologia

prossimo articolo

Piano pandemico fermo: cosa insegna Covid-19

dispositivi medici per terapia intensiva

Il nuovo Piano pandemico italiano è ancora bloccato, mentre il dibattito resta acceso su efficacia e costi delle misure di contenimento. Intanto comunque Covid-19 ha molto da insegnare: ripartendo dall’analisi dei ricoveri in terapia intensiva durante la prima ondata di Covid-19, gli epidemiologi Rosso e Baussano mostrano limiti e potenzialità dei modelli epidemiologici, e sottolineano la necessità di strumenti previsionali robusti, aggiornati e condivisi per affrontare future emergenze sanitarie.

A che punto è il Piano pandemico italiano? Dalle ultime notizie, ricavate da un articolo del Sole 24 Ore pubblicato il 23 febbraio 2026, l’Italia non ha ancora pubblicato il Piano Pandemico 2025-2029.  L’ultima bozza disponibile risale all’estate 2025 ed è oggetto di un rimpallo tra Ministero della Salute, Regioni e Ministero dell’Economia, che ha sollevato dubbi sulle coperture finanziarie.