fbpx Autismo: diagnosi dalla voce? | Page 19 | Scienza in rete

Autismo: diagnosi dalla voce?

Read time: 1 min

L'analisi dei vagiti di un bambino potrebbe essere uno degli strumenti utili alla diagnosi dell'autismo. Lo studio, opera del professor Stephen Warren della Università del Kansas (Stati Uniti), è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista Pnas.

Diagnosticare l'autismo è un processo molto difficile. Attualmente ciò viene fatto attraverso test cognitivi che comportano molto spesso una diagnosi tardiva che va a incidere sulle possibili cure da fornire al bambino. Una diagnosi precoce è dunque uno dei punti chiave per il decorso che avrà la malattia.

Lo studio ha preso in esame 232 bambini di età compresa tra i 10 mesi ai 4 anni, registrando e monitornado le loro impressioni vocali per 1500 volte. Attraverso un sistema informatico si è valutata la capacità di emettere sillabe con movimenti rapidi della mascella e della lingua, segni spesso associati all'autismo. Il sistema ha avuto una percentuale di successo dell'86%.

 

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Medicina

prossimo articolo

Niente panico! Siamo a scuola

megafono su sfondo scuro con la scritta do not panic

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
 

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.