Un gruppo di ricercatori ha scoperto che una significativa porzione della polvere sahariana presente in atmosfera potrebbe essere ricondotta all'intensificazione delle coltivazioni agricole nelle regioni a sud del Sahara.
Lo studio, pubblicato su Nature, è opera del team di Stefan Mulitza (Dipartimento di geologia marina dell'Università di Brema) e si fonda sull'analisi dei sedimenti nella regione detta Mauritania Canyon, posta a ridosso del Sahel, la parte più meridionale del deserto del Sahara. Poichè è possibile distinguere le polveri depositate dal vento da quelle trasportate dalle acque piovane, i sedimenti permettono di ricostruire i cicli di precipitazioni e di siccità in quella regione negli ultimi 3000 anni.
Mulitza e collaboratori hanno individuato un notevole incremento della componente trasportata dal vento a partire dal XIX secolo, cioè da quando nella regione del Sahel si è notevolmente sviluppata l'agricoltura commerciale. Questa scoperta, secondo i ricercatori, indica una chiara influenza umana nei meccanismi di generazione di quelle polveri del Sahara che tanta parte hanno in molti meccanismi climatici globali. Il fenomeno delle polveri sahariane, infatti, è tutt'altro che locale. Basti dire che una stazione meteorologica a Barbados, nel Mar dei Caraibi, è dalla sua entrata in servizio negli anni Sessanta che raccoglie campioni di polveri provenienti dal Sahara.
Polvere sahariana e agricoltura
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Il Congresso americano riduce quasi a zero i tagli alle agenzie scientifiche voluti da Trump

Le leggi di spesa degli Stati Uniti per il 2026 a cui stanno lavorando insieme democratici e repubblicani al Congresso sembrano garantire un ritorno al budget 2025 delle agenzie scientifiche come NASA, NSF e NOAA. La linea di tagli radicali, anche del 50% proposti da Trump viene quindi sconfessata. Agli appropriation bills manca ora l'approvazione definitiva e la firma del presidente, possibilmente prima del 30 novembre, in modo da scongiurare un nuovo shutdown della pubblica amministrazione.
Nella foto, Capitol Hill, sede del Congresso statunitense.
Tutti noi abbiamo sempre guardato con ammirazione alle istituzioni scientifiche statunitensi. Università e centri di ricerca prestigiosi, poi istituzioni come NASA, NSF (National Science Foundation), DOE (Department of Energy) solo per citarne alcuni. Tutti impegnati in ricerca scientifica di punta nei settori di loro competenza. Tutte queste istituzioni ricevono finanziamenti federali che, ogni anno, entrano a fare parte del budget proposto dal governo per l’anno successivo.