fbpx Mammut e clima | Page 19 | Scienza in rete

Mammut e clima

Read time: 2 mins

Una ricerca di prossima pubblicazione su Geophysical Research Letters suggerisce che la diffusione della vegetazione - in particolare il genere Betula - che ha fatto seguito alla scomparsa dei mammut possa aver giocato pesantemente sulla variazione del clima.

Secondo alcuni ricercatori coordinati da Chris Doughty (Carnegie Institution for Science), infatti, il crollo della popolazione dei mammut registratosi circa 15 mila anni fa avrebbe contribuito almeno per un decimo di grado al riscaldamento globale. L'inattesa conclusione è frutto di uno studio volto a stabilire se la scomparsa dei giganteschi erbivori e la proliferazione dei boschi di betulle fossero in qualche modo connessi.

I ricercatori hanno confrontato la cronologia della diffusione delle betulle che emerge dai dati sulla presenza di polline nei campioni di terreno in Siberia e in Beringia (la regione oggi corrispondente al fondale del Mare di Bering) con le registrazioni fossili relative alla presenza dei mammut. Secondo Doughty i dati mostrerebbero che i due eventi sono collegati e proprio la scomparsa dei voraci erbivori avrebbe permesso l'ampia diffusione dei boschi di betulle. A causa del suo impatto diretto sull'efficacia dell'insolazione, però, la proliferazione arborea avrebbe portato con sé l'innalzamento della temperatura.

Benché non tutti gli addetti ai lavori concordino con le conclusioni di Doughty, si può comunque sottolineare che se all'origine della scomparsa dei mammut vi è l'azione dell'uomo - tesi ancora molto dibattuta e controversa - l'impatto dell'essere umano sul clima iniziò già 15 mila anni fa.

ScienceNow

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Un'informazione più attenta al clima non guasterebbe

L'informazione italiana è meno attenta al cambiamento climatico rispetto al 2022. La presenza di guerre e conflitti disastrosi purtroppo non riduce la gravità della crisi climatica; i media dovrebbero migliorare la loro capacità di coprire notizie che riguardano il riscaldamento globale e la transizione ecologica. La colpa è anche dell'influenza della pubblicità da parte di aziende fossili che, tra l'altro, ne approfittano per ripulirsi l'immagine. Le analisi dell'Osservatorio di Pavia.

Foto di Flipboard su Unsplash

Da quando l’Osservatorio di Pavia ha iniziato le sue analisi sulla copertura mediatica che i mezzi di informazione fanno del cambiamento climatico, la situazione è peggiorata. Dal 2022 al 2025 l’informazione climatica è diminuita del 26% nei quotidiani e del 53% nei telegiornali. In particolare, sono stati analizzati Avvenire, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa e TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TG LA7.