fbpx Mammut e clima | Page 3 | Scienza in rete

Mammut e clima

Read time: 2 mins

Una ricerca di prossima pubblicazione su Geophysical Research Letters suggerisce che la diffusione della vegetazione - in particolare il genere Betula - che ha fatto seguito alla scomparsa dei mammut possa aver giocato pesantemente sulla variazione del clima.
Secondo alcuni ricercatori coordinati da Chris Doughty (Carnegie Institution for Science), infatti, il crollo della popolazione dei mammut registratosi circa 15 mila anni fa avrebbe contribuito almeno per un decimo di grado al riscaldamento globale. L'inattesa conclusione è frutto di uno studio volto a stabilire se la scomparsa dei giganteschi erbivori e la proliferazione dei boschi di betulle fossero in qualche modo connessi.
I ricercatori hanno confrontato la cronologia della diffusione delle betulle che emerge dai dati sulla presenza di polline nei campioni di terreno in Siberia e in Beringia (la regione oggi corrispondente al fondale del Mare di Bering) con le registrazioni fossili relative alla presenza dei mammut. Secondo Doughty i dati mostrerebbero che i due eventi sono collegati e proprio la scomparsa dei voraci erbivori avrebbe permesso l'ampia diffusione dei boschi di betulle. A causa del suo impatto diretto sull'efficacia dell'insolazione, però, la proliferazione arborea avrebbe portato con sé l'innalzamento della temperatura.
Benché non tutti gli addetti ai lavori concordino con le conclusioni di Doughty, si può comunque sottolineare che se all'origine della scomparsa dei mammut vi è l'azione dell'uomo - tesi ancora molto dibattuta e controversa - l'impatto dell'essere umano sul clima iniziò già 15 mila anni fa.

ScienceNow

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Continua la guerra di Trump alla scienza: università, NASA ed EPA fra gli obiettivi

provette di cui una rotta

L’offensiva dell’amministrazione di Trump contro la ricerca scientifica statunitense non si arresta: tagli drastici ai finanziamenti, licenziamenti di massa e nuove restrizioni su pubblicazioni e costi accademici stanno indebolendo università e agenzie federali. Mentre il Congresso tenta di arginare i danni, il sistema della ricerca resta sotto pressione e gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership globale - a vantaggio della Cina.

Il rapporto tra l’amministrazione Trump e la ricerca è tutt’altro che idilliaco. Il Presidente sa di non essere apprezzato dalla comunità scientifica e lui ricambia con la sua caratteristica attitudine a fare terra bruciata.