fbpx Scimpanzé conquistatori | Scienza in rete

Scimpanzé conquistatori

Primary tabs

Read time: 1 min

Dieci anni di osservazioni comportamentali di un gruppo di scimpanzé in Uganda hanno mostrato che i casi di aggressione contro individui di gruppi confinanti sono dettati dalla spinta ad ampliare il proprio territorio.

Non è solo l'uomo, dunque, ad essere animato dalla sete di conquista. Tre primatologi – John Mitani (University of Michigan), Ann Arbor (Yale University) e Sylvia Amsler (University of Arkansas – hanno seguito dal 1999 al 2008 il comportamento degli scimpanzé maschi appartenenti al gruppo Ngogo nel Parco Nazionale Ugandese di Kibale. Dei 21 casi di aggressione contro individui che occupavano territori confinanti, 13 si sono verificati in zone che attualmente sono occupate unicamente dagli scimpanzé Ngogo. Le aggressioni, dunque, sono sfociate in una vera e propria conquista di nuovi territori.

Queste aggressioni mortali tra scimpanzé sono studiate dalla metà degli anni Ottanta, ma i motivi della violenza non sono mai stati pienamente chiariti. Qualche ricercatore ha suggerito che alla base vi fosse la ricerca di territori più ricchi o l'aggregazione al gruppo di nuove femmine. Le osservazioni di Mitani, Arbor e Amsel – pubblicate su Current Biology – non sembrano però confermare tale supposizione. Il gruppo Ngogo, infatti, occupa una regione particolarmente ricca di risorse e nessuna delle femmine dei gruppi sconfitti si è aggiunta al gruppo vincitore.

Science Now

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Zoologia

prossimo articolo

Gli Stati Uniti si sfilano dalle agenzie di cooperazione e ricerca globale

Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.

Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri