Sono passati 30 milioni di anni, ma il pellicano è sempre uguale a se stesso: il fossile ritrovato nella zona di Luberon, nella Francia sud orientale, mostra che l’uccello aveva fin da allora lo stesso lungo becco dei pronipoti che vivono oggi sotto sette diverse specie. Mentre i nostri antenati si dondolavano ancora sugli alberi, quindi, il pellicano aveva forse già raggiunto un grado ottimale di evoluzione in funzione del volo o della cattura di pesci per l’alimentazione. «Ma ci potrebbero essere anche altre spiegazioni» precisa Antoine Louchart, dell’Università di Lione, che ha riconosciuto l’importanza del reperto, trovato alla fine degli anni ottanta ma di cui finora non era mai stato compreso il rilievo evoluzionistico.
Il pellicano non cambia
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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.
Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0
Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.