Può sembrare paradossale: gli autori di una ricerca italiana appena pubblicata su Developmental
Cell, dopo aver individuato i fattori che rendono anomala, fragile e irregolare la rete vascolare del tumore, non ipotizzano di incrementare questi difetti, ma anzi di correggerli. Un approccio apparentemente in contrasto con la filosofia ormai classica di tagliare i viveri al tumore con i farmaci che bloccano l’angiogenesi, cioè il fenomeno di formazioni di nuovi vasi con cui la massa neoplastica si alimenta e che sfrutta poi per mandare in circolo metastasi. «La fragilità e l’irregolarità di queste strutture favoriscono travasi ed emorragie, e quindi la diffusione delle cellule tumorali al di là della loro sede iniziale» spiega Elisabetta Dejana, responsabile del programma di ricerca sull’angiogenesi dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e docente di patologia generale presso l’Università degli Studi di Milano. «Inoltre, ripristinando un normale flusso sanguigno può essere più facile anche far pervenire i farmaci all’interno del tumore» conclude la studiosa, che insieme con i suoi colleghi intende sperimentare la nuova strategia in primo luogo nei confronti del melanoma, ma anche del tumore della mammella e del pancreas.
Aggiustare i vasi al tumore?
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Un voto per la Costituzione: NO a questa riforma

L’ultimo contributo di riflessione sulle ragioni del NO, in cui Scienza in rete si riconosce, riguarda il percorso che ha portato al disegno di legge di modifica costituzionale su cui siamo chiamati a votare. Un percorso che ha evitato accuratamente confronto e discussione, ovvero l’opposto di quanto dovrebbe essere per qualsiasi intervento di modifica della Costituzione, la prima legge del Paese.
Crediti immagine: Tingey Injury Law Firm su Unsplash
Siamo ormai alla vigilia del voto per il referendum. Occorre sottolineare una volta di più che prima di tutto, prima che sulla giustizia, prima che sulla separazione delle carriere dei magistrati, prima che sugli organi deputati a controllarne l’operato, si vota sulla Costituzione: è infatti per mezzo del cambiamento di sette articoli costituzionali che si potrà esprime il voto sulla specifica materia della consultazione popolare.