L'Antartide è una autentica miniera per i ricercatori che si occupano di meteoriti. Per la prima volta, però, alcune micrometeoriti individuate tra i ghiacci polari sembrano provenire da oggetti cometari.
La scoperta è stata effettuata da ricercatori che operano alla stazione Concordia, una struttura di ricerca italo-francese realizzata nelle immediate vicinanze della base antartica Dome C. I carotaggi della calotta ghiacciata hanno permesso a Jean Duprat (CNRS) e ai suoi collaboratori di individuare, a una profondità di circa 4 metri, micrometeoriti ultracarbonacee, cioè particelle di dimensioni inferiori al millimetro contenenti tra il 50 e l'80 per cento di materiale carbonaceo.
Le accurate analisi chimiche e isotopiche effettuate sulle micrometeoriti hanno indicato che molto probabilmente quei granuli provengono da oggetti celesti che si sono assemblati nelle più remote regioni del Sistema solare. In particolare è stato rilevato un elevatissimo valore del rapporto deuterio/idrogeno, da 10 a 30 volte più grande di quello che caratterizza i nostri oceani. Le micrometeoriti scoperte alla stazione Concordia, inoltre, mostrano molte somiglianze con i campioni raccolti dalla sonda Stardust nel corso della sua missione verso la cometa 81P/Wild2 e riportati a Terra il nel 2006. I risultati delle analisi sono stati pubblicati su Science.
Polvere di comete in Antartide
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Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0).
Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.