Anche i topi sanno esprimere la loro sofferenza. Il genetista Jeffrey Mogil della McGill University di Montreal, in Canada, insieme con lo psicologo Kenneth Craig, esperto di studi sul dolore alla University of British Columbia di Vancouver, hanno esaminato accuratamente i video girati 30 minuti prima e dopo la somministrazione di una dolorosa iniezione di acido acetico in un gruppo di topi. Hanno così potuto identificare cinque espressioni della sofferenza murina, tre delle quali uguali a quelle con cui anche gli esseri umani esprimono lo stesso sentimento: anche gli animali chiudono e strizzano gli occhi, il naso e le guance. In più, i topolini tirano indietro le orecchie e muovono i baffi. Tutte manifestazioni diverse da quelle con cui reagiscono allo stress o a un generico malessere. I ricercatori non hanno compiuto questo studio per puro sadismo: conoscendo la risposta degli animali al dolore, sperano di poter meglio verificare l’efficacia delle sostanze antidolorifiche, come già hanno fatto testando un farmaco antiemicrania.
Il dolore si legge in faccia
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L’economia europea ha un centro di gravità?

Le guerre non colpiscono tutte allo stesso modo l’economia globale: molto dipende da dove esplodono. Un nuovo studio applica al commercio internazionale un modello ispirato alla fisica, interpretando i mercati europei come un vero e proprio “campo gravitazionale”. Le simulazioni mostrano che i conflitti localizzati nei nodi centrali delle reti produttive e commerciali europee — dal nord Italia al Benelux — possono generare effetti destabilizzanti molto più ampi rispetto a guerre periferiche. E propone quindi un approccio interdisciplinare che aiuta a leggere il legame sempre più stretto tra geopolitica, interdipendenza economica e stabilità del continente.
Le guerre e le tensioni geopolitiche non colpiscono tutti i mercati allo stesso modo. Alcuni conflitti producono effetti economici limitati, mentre altri possono destabilizzare intere aree commerciali. Un recente studio che abbiamo pubblicato su Conflict Resolution Quarterly propone un modello interdisciplinare tra economia e fisica che interpreta i mercati internazionali come «campi gravitazionali».