Il citomegalovirus ha un’arma con cui distrae i linfociti T CD8+ e grazie alla quale riesce a eludere le difese immunitarie, reinfettando più volte lo stesso organismo. Non si era mai capito prima come riuscisse farlo, dal momento che al primo contatto il virus induce in genere una normale risposta immunitaria mediata da cellule e anticorpi. Ora un gruppo di ricercatori del Vaccine and Gene Therapy Institute all’Oregon Health and Science University, ha scoperto su un gruppo di macachi il trucco utilizzato dal virus: si serve di glicoproteine analoghe a quelle che nell’uomo prendono il nome di CMV US2, 3, 6, and 11, con cui inibisce la presentazione dell’antigene da parte del complesso maggiore di istocompatibilità di tipo I. La scoperta, se da un lato spiega le difficoltà nella produzione di un vaccino, potrebbe essere sfruttata per la produzione di un innovativo vettore per la terapia genica.
L'inganno del citomegalovirus
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Un piano per affrontare il caldo nelle scuole e come finanziarlo

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.
Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.
Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.