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Un diesel più pulito

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Il motore diesel non ha molto seguito negli USA. I limiti di emissione dei fumi ne frenano la diffusione, ma la scoperta di un possibile convertitore catalitico di nuova formulazione potrebbe forse rendergli giustizia.

Fino a qualche tempo fa, chi viaggiava in automobile riusciva facilmente a identificare un motore diesel per le sue fastidiose fumate nere dense di particolato. Da un po' di anni, però, è stata fatta molta strada. Una differente regolazione dell'ossigeno necessario alla combustione ha migliorato le cose, ma ha trascinato con sé il problema degli ossidi di azoto, i famigerati NOx.

Poco percorribile l'introduzione di marmitte catalitiche a base di platino, scelta che rende di fatto i costi del motore diesel simili a quello a benzina. Un recente studio pubblicato su Science, però, sembra offrire uno spiraglio. Wei Li e i suoi collaboratori del General Motors Global Research and Development hanno infatti provato a sostituire al platino una mistura di palladio e perovskite – un ossido di calcio e titanio – arricchita con lantanio, stronzio e manganese.

Prove di laboratorio hanno mostrato uguale efficienza dei convertitori al platino, ma già si è levata qualche voce di allarme per la presenza dello stronzio. Tale elemento, infatti, è ritenuto un inibitore della crescita, dunque il suo rilascio da parte di vecchi convertitori potrebbe essere molto pericoloso per i bambini.

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strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.