fbpx Pioggia di elio su Giove | Scienza in rete

Pioggia di elio su Giove

Read time: 1 min

Quando nel 1995 la sonda Galileo venne fatta scendere attraverso l’atmosfera di Giove e ne misurò caratteristiche e composizione, i planetologi si accorsero che c’era qualcosa di strano. L’abbondanza di elio e neon, infatti, era molto inferiore alle attese. Un recentissimo studio spiega finalmente quel mistero.
Autori della ricerca, appena pubblicata su Physical Rewiew Letters, sono Hugh Wilson e Burkhard Militzer, entrambi dell’University of California di Berkeley. Secondo i due planetologi, a causa delle condizioni estreme dell’atmosfera di Giove l’elio condenserebbe in piccole gocce e precipiterebbe verso gli strati più interni. Durante questa caduta, però, le gocce ingloberebbero il neon e questo porterebbe al drastico impoverimento degli strati più esterni rilevato dalla sonda Galileo (il neon risultò addirittura un decimo del previsto).
Secondo le simulazioni di Wilson e Militzer, su Giove la temperatura e la pressione presenti tra i 10 e 13 mila chilometri di profondità renderebbero l’idrogeno un metallo conduttore. L’elio, però, non avrebbe ancora raggiunto lo stato metallico e, non potendo mescolarsi all’idrogeno, formerebbe le minuscole gocce responsabili del “sequestro” del neon e del suo dirottamento verso le regioni più interne del pianeta.

UC Berkeley - Physical Review Letters

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.