Finalmente si sa come funziona almeno una di quelle molecole antichissime dal punto di vista evolutivo, coinvolte nell’immunità più primitiva, quella innata, chiamate pentraxine. Quella ribattezzata PTX3 regola l’infiammazione inibendo il reclutamento dei leucociti neutrofili e lo fa legandosi a un’altra molecola, la P-selettina, che viene espressa dalle cellule endoteliali in presenza di uno danno tissutale o di uno stimolo infiammatorio. Il meccanismo è stato messo in luce da un lavoro italiano pubblicato su Nature Immunology e coordinato da Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’IRCCS Humanitas di Milano. «Un altro aspetto interessante di questo studio» ha commentato il ricercatore, che è anche prorettore alla ricerca scientifica dell'Università degli Studi di Milano «è che la funzione regolatoria di questa molecola passa attraverso una sua glicosilazione, così come accade per gli anticorpi, di cui potrebbe quindi essere considerata in qualche modo un’antenata». La ricerca, finanziata da AIRC, avvicina il momento in cui questa sostanza, scoperta dallo stesso Mantovani all’inizio degli anni novanta, potrà essere utilizzata a scopo terapeutico, per esempio contro le infezioni fungine da Aspergillus fumigatus, un vero flagello per i malati di tumore.
Antenati degli anticorpi?
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Dare voce alle emozioni: il ruolo inatteso dell’IA

Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.
L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?