E' piccolo come un hobbit, la stirpe buona del Signore degli anelli. Alto circa un metro, con un cervello molto più piccolo di Homo erectus, l'esemplare dissotterrato sull'isola di Flores dell'arcipelago Indonesiano, ha messo in subbuglio il mondo dell'evoluzionismo. Homo floresiensis, come è stato battezzato, risale a un periodo che va da 100mila a 17mila anni fa. Non si spiega allora come mai le sue fattezze sembrino più primitive di quelle di Homo erectus, che fu il primo ominide che lasciò il continente africano 1,8 milioni di anni fa. Uno studio recente pubblicato da un tema internazionale su Human Evolution ha escluso che si tratti di una popolazione di uomini segnati da anomalie genetiche che ne possano spiegare la statura bassa e il cervello piccolo. In realtà c'è ormai un ampio consenso che Homo floresiensis costituisca una nuova specie, probabilmente una linea collaterale che discende da una specie più antica dello stesso erectus. Ma le domande senza risposta sono ancora molte: perché si è estinto? Proveniva anch'esso dalla culla africana? Solo ulteriori ricerche – in corso in altre isole dell'Indonesia – possono aiutarci a svelare il mistero che riapre i giochi del'evoluzione umana.
Un "hobbit" scuote l'evoluzione
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Ricerca pubblica e lavoro precario: il nodo irrisolto del CNR

Il precariato nella ricerca pubblica, particolarmente al CNR, mina la competitività scientifica italiana. Ed è un problema che persiste nonostante la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici e le misure introdotte dalle leggi di bilancio 2024 e 2025. Il sistema di ricerca italiano, sottofinanziato e strutturalmente fragile, rischia di perdere il suo capitale umano, essenziale per garantire un futuro competitivo in Europa.
Immagine di copertina creata con ChatGPT
Negli ultimi mesi il precariato nella ricerca pubblica è tornato al centro del dibattito politico grazie alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Una mobilitazione che mette in luce la fragilità strutturale del sistema della ricerca italiana, cronicamente sottofinanziato e incapace di garantire percorsi di stabilizzazione adeguati a chi da anni ne sostiene il funzionamento quotidiano.