fbpx Al centro della cellula | Scienza in rete

Al centro della cellula

Tempo di lettura: 3 mins

Dopo 5 anni dall’idea e 5 milioni di sterline investite, è ora aperto a Londra il Centre of the Cell (Barts and The London, Queen Mary’s School of Medicine), un centro mirato a far vivere ai bambini e ai ragazzi fra i 9 e i 15 anni il fascino e lo stupore della biologia cellulare e della medicina. Il centro è diretto e guidato da Frances Balkwill (che ne è stata anche l’ideatrice), un’oncologa che da sempre ha dedicato parte del suo tempo all’educazione e alla divulgazione scientifica per i bambini. I suoi libri per alunni della scuola primaria (La cellula, Il DNA ecc), fra cui l’ultimo su HIV, pensato per i bimbi africani, le hanno meritato il premio EMBO per la divulgazione scientifica. Entrando nel centro, si vedono e si coltivano cellule giocando in modo virtuale, si gioca a “Trivial”, si sperimenta il fascino della ricerca e delle professioni biomediche.

Per uno scienziato e per un insegnante in visita, come chi scrive, il centro è motivo di divertimento e … di imbarazzo quando si sbaglia a rispondere a qualche domanda!

Dal punto di vista didattico, l’insegnante di scuola primaria non può che essere favorevolmente stupita di questo laboratorio scientifico a misura di bambino. Gli alunni sono invitati prima a osservare ed ascoltare, poi ad interagire e a sperimentare sottoforma di gioco virtuale, quindi a fare ipotesi e a verificarle e provare infine l’entusiasmo per la risposta corretta o per la propria scoperta. Coinvolti totalmente in questa esperienza, si sentiranno dei piccoli scienziati: non esiste modo migliore per apprendere ed avvicinare ed educare i piccoli alunni al mondo della scienza, con la passione dello sperimentare in prima persona!

Il Centre of the Cell e la sua missione si prestano a considerazioni diverse:

  • Il Center of the Cell è parte della Università di Londra Barts and the London University, Queen Mary’s School of Medicine. Programmando un nuovo edificio di ricerca a fianco di una struttura ospedaliera nell’East London, si è da subito pensato che la ricerca biomedica dovesse programmaticamente essere affiancata da uno spazio dedicato alla comunicazione ai bambini.
  • Il Centro è localizzato nella parte più povera di Londra, l’East London. Chi prende la Picadilly Line della metropolitana in genere non sa che, andando verso est, ogni fermata corrisponde ad 1 – 2 anni di diminuzione dell’aspettativa di vita. Ebbene, è proprio ai bambini di questa parte di terzo mondo trapiantato a Londra che si rivolge primariamente il Centro, per far loro sperimentare il fascino della Scienza e della Medicina e suggerire la possibilità di un lavoro qualificato in biologia e medicina.
  • Il Centro è collocato sopra un’area di ricerca che ospita 400 ricercatori. Entrando i bambini vedono operai, tecnici e ricercatori al lavoro e, uscendo, può capitare che riconoscano lo scienziato visto in un filmato durante la visita, mentre coltivava cellule staminali, lo avvicinino e gli parlino.
  • I filmati parlano di una scienza fatta da giovani in jeans, con colore della pelle, accenti e tratti diversi,che esprimono opinioni diverse su temi quali cellule staminali embrionali: una scienza lontana dai vecchi “parrucconi”,portata avanti da protagonisti con cui i bambini possono riconoscersi.

Il nostro paese è, in larga misura, scientificamente analfabeta e non è questa la sede per discutere le tante cause di questa incultura diffusa. Le tante iniziative che si inaugurano in questi giorni a Milano (come l’Avventura della Scienza  per gli alunni delle scuole elementari e medie che partirà il 22 marzo o come l’Open Lab di nanotecnologie presso il Museo della Scienza e della Tecnologia promossi dall’Università degli Studi di Milano) ci fanno sperare in un futuro in cui l’essere ambasciatori della ricerca scientifica sia programmaticamente parte della vita degli scienziati e delle istituzioni scientifiche.

ritratto di Nicla Stucchi Nicla Stucchi
Insegnante elementare


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.