fbpx Green Pass, atto di civiltà e rispetto verso gli altri | Scienza in rete

Green Pass, atto di civiltà e rispetto verso gli altri

Tempo di lettura: 2 mins

In merito alla raccolta di firme di alcuni universitari che contestano l’uso del Green Pass per accedere agli Atenei, i firmatari, membri del Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica vogliono esprimere il loro motivato dissenso. Nella nostra qualità di cittadini e di scienziati (alcuni dei quali medici e ricercatori  impegnati nel contrasto della pandemia), non riusciamo proprio a vedere come il possesso di un documento che attesti la vaccinazione, la guarigione da Covid-19 negli ultimi sei mesi o la negatività a un tampone molecolare nelle ultime 48 ore, possa risultare discriminatorio e liberticida.

La ricerca scientifica sviluppata in questo anno e mezzo dominato dalla tragedia del Covid-19 e l'ampio uso fatto finora a livello mondiale dei vaccini anti-SARS COV-2 disponibili hanno ormai accertato che i vaccini sono sicuri e che riducono significativamente le probabilità di contagio e le conseguenze gravi della malattia. 

Il Green Pass si limita ad attestare che la persona che lo possiede non costituisce un rischio per gli altri, e quindi non si capisce perché gli Atenei dovrebbero derogare da quanto previsto dal decreto legge del 6 agosto, che regola l’uso della certificazione verde in scuole, università, eventi sportivi, spettacoli e mezzi di trasporto. 

Il certificato abilita al lavoro in luoghi chiusi come aule e laboratori - e di certo, e giustamente, limita la libertà personale di chi si sottrae a questo adempimenti - in nome di una superiore libertà collettiva, come hanno recentemente sottolineato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la ministra Cristina Messa, anche in considerazione del protrarsi dell'emergenza nazionale al 31 dicembre 2021. 

Il Gruppo2003 ritiene che usare il Green Pass, così come vaccinarsi, in questo momento della storia del Paese sia un atto di civiltà e di rispetto verso gli altri. 

Maria Pia Abbracchio, presidente
Maria Cristina Facchini, vicepresidente 
Carlo la Vecchia
Alessandro Reali
Pier Mannuccio Mannucci
Silvio Garattini
Mauro Serafini
Paola Bonfante
Giovanni de Girolamo
Andrea Scozzafava
Sandro Fuzzi
Isabella Maria Gioia
Gaetano Di Chiara
Franco Brezzi
Nicola Bellomo
Giuseppe Mingione
Giulia Grancini
Vincenzo Di Marzo
Eleuterio Ferrannini
Marco Bindi
Rocco De Nicola
Patrizia Caraveo
Mario Clerici
Francesca De Michelis
Carlo Cecati
Riccardo Valentini
Giuseppe Marino
Dario Papale
Giacomo Rizzolatti
Vincenzo Balzani
Daniele Del Rio
Piero Genovesi
Maurizio Battino
Filippo Frontera
Alessandro De Angelis
Giorgio Parisi
Angelo Izzo
Alvio Renzini
Luigi Stella
Francesco Longo
Giancarlo Sangalli
Giuseppe Mancia
Aldo Pietro Maggioni
Antonella Muraro
Angelo Izzo
Girolamo Calò
Alberto Catapano
Eva Negri
Marco Perugini
Francesco Forastiere
Bruno Mezzetti
Silvano Sozzani
Liberato Manna
Brunangelo Falini
Franco Miglietta
Erasmo Carrera
Francesco Dell’Isola
Calogero Vetro
Giuseppe Saglio
Roberto Satolli 

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

figura laterale con smiley a coprire il volto

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?

Predicare bene e razzolare male è il detto che sintetizza l'incoerenza tra i principi morali sbandierati e l'effettivo comportamento di molti individui in diversi contesti, da quelli interpersonali agli affari di interesse nazionale.

La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.