fbpx Reti di geni e cellule: la complessità dei sistemi biologici | Scienza in rete

Reti di geni e cellule: la complessità dei sistemi biologici

Sui Huang, professore presso l'Institute for Systems Biology di Seattle. Credit: Institute for Systems Biology.

Tempo di lettura: 2 mins

Ventitremila geni che interagiscono fra di loro, generando una rete migliaia di diversi stati di attività. Rete che a sua volta è attiva in tutte le migliaia di miliardi di cellule che compongono il nostro organismo, anch’esse impegnate in un’intesa interazione fra di loro. Il risultato è un sistema complesso, nel quale la relazione fra l’informazione genetica e i vari fenotipi che caratterizzano l’individuo è tutt’altro che lineare, condizionata dal fatto che i suoi singoli componenti non sono indipendenti l’uno dall’altro, ma immersi in una rete di interazioni reciproche.

E sono proprio queste reti l’oggetto di studio di Sui Huang e dei suoi collaboratori. Huang è un biologo cellulare e molecolare, professore all’Institute for Systems Biology di Seattle ed esperto di sistemi biologici complessi, in particolare di quelli coinvolti nello sviluppo del cancro.

Sui Huang (Institute for Systems Biology) – Intervista realizzata durante il corso Advances in Complex Systems, organizzato a Como dal Centro per la Complessità e i Biosistemi dell’Università di Milano.

La sua attività di ricerca si concentra sui gene regulatory network, che portano alla formazione di stati cellulari stabili, che a loro volta fungono da attrattori e condizionano i processi di differenziamento grazie ai quali le cellule acquisiscono la loro identità. A loro volta, queste transizioni di stati sono coordinate dal continuo dialogo che avviene fra le cellule. Quando si verificano problemi, danni o interruzioni in questa coordinazione a livello genetico e cellulare, si generano conseguenze che possono intrappolare le cellule in meccanismo di continuo auto-mantenimento, che a loro volta possono portare all’insorgere di un tumore.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.